lunedì 14 novembre 2016

Focaccia ripiena con broccoletti e Parmigiano Reggiano

Focaccia ripiena con broccoletti e Parmigiano Reggiano

Il femminismo è la nuova frontiera della politica e del politicamente corretto. Da più parti gli uomini influenti cominciano a fare ‘coming out’, non per dichiarare la propria omosessualità, beninteso, cosa che sarebbe a dir poco obsoleta e fuori moda, piuttosto per dichiarare di essere femministi. Come se fosse una cosa strana. Ovviamente è un bene che ciò avvenga pubblicamente perché forse si arriverà un giorno a pensare che essere femministi non è qualcosa di complicato, è semplicemente ciò che è necessario per vivere bene tra persone che si rispettano per quello che sono.
Questa ricetta è ispirata alla meraviglia dell’essere normalmente femministi.


Acqua
Farina sabina
Olio extravergine di oliva
Aglio rosso di Sulmona del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Peperoncino
Broccoletti
Sale iodato
Lievito di birra
Parmigiano Reggiano della Latteria sociale di Beduzzo Inferiore


Impastare la farina con il lievito sciolto nell’acqua tiepida, aggiungere acqua se necessario, porre in una insalatiera, coprire con un coperchio, avvolgere il tutto in una coperta e mettere a lievitare a lungo in luogo tiepido. Mondare per bene e cuocere i broccoletti soffocandoli in padella con pochissima acqua e sale, coperti e con fiamma non troppo alta. Una volta cotti, ripassare in padella con aglio, olio e peperoncino. Tagliuzzarli con le forbici. Stendere il primo strato di focaccia di circa 3 millimetri di spessore. Coprire con i broccoletti, disporre dunque delle strisce di Parmigiano ricavate col pelapatate, coprire il tutto con un altro strato di pasta, più sottile, praticare alcuni forellini sulla superficie e infornare in forno ben caldo a 200°C o 220°C per il tempo necessario alla cottura. 

domenica 13 novembre 2016

Tortilla di patatas ‘alla sabina’

Tortilla di patatas ‘alla sabina’

Il Mediterraneo è uno strano luogo, da sempre terra liquida di comunicazione, incontro e a volte scontro di civiltà, idee, lingue e culture. Il dialogo mediterraneo è considerato una necessità da molti politici e questo è indubbiamente un dato su cui costruire una duratura pace tra Africa, Asia, Europa. Nelle cucine mediterranee questo dialogo è una realtà più che concreta, con ricette che vengono costantemente rielaborate passando di Paese in Paese. La tortilla, tipicamente spagnola, di patate, tubero importato dalle Americhe, è qui rielaborato in chiave sabina, con un’innovazione che ne mette in risalto la delicata bontà. L’unico vero segreto di questa ricetta è la capacità di realizzarla.

Patate
Rosmarino sabino
Uova
Olio extravergine di oliva
Sale iodato


Sbucciare le patate, lavarle e tagliarle a pezzettini, porle in una pentola con acqua, sale e rosmarino, farle sbollire, quindi scolarle con la schiumarola o lo scolapasta per gli gnocchi. Condire le patate con olio e aggiustare di sale, farle freddare un pochino, sbattere le uova e unirle al composto. Far scaldare l’olio nella padella, versarvi il composto, farlo cuocere il giusto, quindi girarlo quando è necessario, girare un paio di volte. 

sabato 12 novembre 2016

Foglie di cavolo riccio ripiene di patate, castagne e fontina valdostana

Foglie di cavolo riccio ripiene di patate, castagne e fontina valdostana

Autunno, tempo di castagne. I boschi si infuocano con i colori più caldi, le giornate si accorciano e i venti freddi fanno abbassare le temperature. Dagli armadi sbucano, come per magia, maglioni, cappelli, sciarpe e vestiti adatti ad affrontare l’inverno e la voglia di stare insieme intorno al camino acceso si esprime nelle tradizionali bruschette e nelle prime castagnate di stagione.

Foglie di cavolo riccio
Sale
Olio per la teglia
Fontina valdostana
Patate
Timo fresco
Stuzzicadenti o erba cipollina fresca
Sesamo
Castagne
Foglie di alloro


Lavare bene le foglie di cavolo riccio, se il gambo della foglia è troppo spesso praticare alcuni taglietti alla base, sbollentarle in acqua salata una ad una, toglierle dall’acqua quando sono ammorbidite ma non molle, la forchetta si deve infilare bene nel gambo ma le foglie devono essere abbastanza sode. Farle raffreddare un po’. Nel frattempo lessare separatamente le castagne con qualche foglia di alloro e le patate, mettendole in una pentola senza sbucciarle, coprire con l’acqua fredda e farle bollire. Quando saranno cotte e le patate risulteranno morbide alla forchetta scolarle, farle freddare un pochino e quindi sbucciarle, sbriciolarle con le mani o tagliarle a tocchetti, condirle con sale e olio. Quando le castagne saranno cotte, morbide all’interno, scolare e lasciar freddare, quindi sbucciarle. Riempire le foglie di cavolo con patate condite, castagne, tocchetti di fontina valdostana e foglioline di timo fresco, arrotolare chiudendo anche i lati e fissare con l’erba cipollina oppure con gli stuzzicadenti. Porre le foglie in una teglia oliata, spolverare sulla superficie con sesamo e un filo d’olio e infornare in forno caldo a circa 180°C o 200°C per una ventina di minuti o una mezzoretta circa.  

venerdì 11 novembre 2016

Focaccia ripiena con bieta, patate e straccetti di bufala

Focaccia ripiena con bieta, patate e straccetti di bufala

L’arte contemporanea è da moltissimi anni ormai totalmente scollegata dalla realtà di cui potrebbe essere uno specchio critico e che potrebbe rappresentare, esprimendo magari qualche forma di specifica originalità che, magari, allo sguardo quotidiano sfugge.
Il pubblico esulta per la riapertura di una mostra permanente e il sistema dell’arte contemporanea svilisce le aspettative, proponendo assemblaggi di autoreferenzialità. Da troppo tempo l’arte guarda soltanto al circoletto ristretto di persone che ‘comprendono’ e quindi hanno mercato.
È un vero peccato, un’occasione perduta, un segno della mancanza di capacità creativa o della eccessiva specializzazione che fa presumere che chiunque sia competente in ciò che sta facendo se altri, ritenuti competenti da persone ‘del giro’, affermano che lo sia. In questo si può dire che l’arte abbia un suo peculiare rapporto col reale e contestualmente si dovrebbe affermare che forse ci invita a ripensare il reale. Eppure molte persone stanno ripensando, ricreando, ri-agendo il reale in modo completamente differente da come si pensava fino a qualche anno fa. Se negli anni ’70 una persona dal futuro avesse detto ai giovani in jeans e gonna fiorata che i giovani del ventunesimo secolo si sarebbero appassionati di Risorgimento e pasta fatta in casa, avrebbero riso. Eppure oggi è tutto un fiorire di barbe e capelli risorgimentali, di idee di libertà e di senso della giustizia, tutto un riscoprire sapori e saperi antichi. Oggidì un bravo artigiano o un bravo contadino è considerato con molto più rispetto di un travet o di un politico, cosa impensabile fino a qualche anno fa. Inimmaginabile. Saper fare è un processo artistico, un momento rivoluzionario e l’artigianato è un atto artistico politicamente molto forte e significativo. Molto più delle opere di arte contemporanea esposte in musei e gallerie, purtroppo. Non tanto perché un artigiano non abbia diritto alla sua dignità artistica, bensì perché vuol dire che, per l’ennesima volta, è la generazione, la classe che agisce, che fa concretamente quella che esprime il cambiamento e il rinnovamento e questa classe, la vera classe creativa europea, è certamente quella che vive con maggior indignazione, quando i suoi componenti sono privi di sudditanza del pensiero, il decadimento del sistema arte nel suo complesso e la mancanza assoluta di capacità creativa nella società nel suo complesso. Non è un caso se in Italia le rivoluzioni, quelle vere, quelle che hanno cambiato le sorti di un Paese bello e impossibile le hanno fatte i carbonari e i muratori.
Questa ricetta riprende l’antica usanza contadina di cuocere la pizza con le verdure per sentire se il forno a legna per il pane era abbastanza caldo.

Farina
Acqua
Lievito di birra
Sale grigio di Bretagna
Olio extravergine di oliva
Bieta
Patate
Stracciatella di bufala La Bottega del Casaro
Aglio rosso di Sulmona del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Gomasio


Mettere a lievitare l’impasto per la focaccia con acqua, farina e lievito. Far lessare la bieta lavata e le patate intere, quindi scolarle. Pelare le patate. Quando è lievitata, stendere l’impasto in una teglia oliata in una sfoglia alta, di circa un centimetro, tale per cui il liquido non coli, si possa bruscare sotto e rimanere morbida all’interno. Condirla con patate, bieta, aglio tritato, sale, olio, gomasio, stracciatella, quindi coprirla con un altro strato di focaccia ben più sottile, forare la superficie con una forchetta se il disco superiore è compatto, cospargere con gomasio e infornare in forno ben caldo a 200°C o 220°C per il tempo necessario a farla dorare senza bruciarla. 

giovedì 10 novembre 2016

Patate spaccate al forno con fior di sale rosa himalayano e rosmarino

Patate spaccate al forno con fior di sale rosa himalayano e rosmarino

Vi sono tantissimi motivi per cui incontrare un amico in strada è un evento piacevole, ma forse quello più importante è la semplicità che fa abbassare le difese che si ergono quando si cammina in un luogo pubblico, per le vie di una grande città, per lasciarsi andare ad un momento di tenerezza e confidenza, un momento di coccole e di intima comprensione che dura qualche minuto ma che è prezioso come un abbraccio nel momento giusto.
Questa ricetta, semplicissima, è ispirata alla bellezza del momento presente e alla meravigliosa bellezza dell’amicizia.  

Patate
Sale rosa himalayano aromatizzato al rosmarino


Lavare le patate, asciugarle e tagliarle per il lato lungo, quindi salare la parte centrale, quella senza buccia, e infornare in forno già caldo a 200°C o 220°C per circa mezz’ora o quaranta minuti poggiandole su un foglio d’alluminio posto direttamente sulla griglia. 

mercoledì 9 novembre 2016

Arrosto di tacchino al forno

Arrosto di tacchino al forno

Le elezioni statunitensi hanno dimostrato, per l’ennesima volta, che la democrazia a stelle e strisce è ampiamente sopravvalutata. Si pensa infatti che la vittoria di un candidato sia espressione di tale forma della compiuta realizzazione pratica di tale forma di organizzazione politica. L’idea in sé non sarebbe sbagliata ma, al solito, è sbagliata l’applicazione pratica di tale idea. Non c’è niente di democratico in un Paese con un livello culturale medio non particolarmente alto e infatti il presidente eletto degli Stati Uniti è una persona che ha condotto la propria campagna elettorale con un linguaggio comprensibile anche a chi non capisce l’inglese. In momenti clou egli tirava su col naso in modo talmente fastidioso da far svegliare anche chi fosse stato comodamente appisolato in poltrona oppure di attirare l’attenzione anche di fosse stato in altre faccende affaccendato. Durante i dibattiti non ha smesso di pronunciare la parola ‘disaster’, traducibile in italiano con ‘macello’, ‘casino’, ovvero la sconsolata constatazione della scelleratezza delle azioni di politicanti per lo più distanti dalle reali esigenze del Paese da parte della maggior parte delle persone. Egli ha affermato di ‘non aver mai potuto immaginare sé stesso in qualità di politico’, marcando sensibilmente l’accento sulla parola con lo stesso disprezzo di chi stesse pronunciando un’offesa, un insulto. Incessantemente, costantemente, ha recitato la parte del grande uomo d’affari scaltro e di successo, greve e gretto che se ne frega della politica ma che ha deciso di fare la concessione di candidarsi perché proprio non se ne poteva più di questi politicanti. Non è un sentimento di anti-politica, è molto peggio, è enorme capacità comunicativa unita a fortissimo disprezzo per le istituzioni. I peggiori dittatori hanno avuto tali caratteristiche, straordinaria capacità comunicativa e disprezzo per le istituzioni e per lo Stato. I commentatori, i giornalisti e i politici sono stati a guardare, pensando che la donna che dava il senso di essere una buona madre e una persona assennata potesse avere maggiore presa sull’elettorato e invece le sue parole trascorrevano morbidamente sullo schermo, passando inosservate alle orecchie di chi, come molti statunitensi, non conosce bene l’inglese o di chi, come molti statunitensi, è assuefatto alla continua presenza della televisione accesa nella propria casa e rapidamente perde la concentrazione se non è richiamato da suoni atavici, fastidiosi e sgradevoli o semplicemente forti e insoliti.
Chi ha vinto in queste elezioni presidenziali non è stato un candidato o una lobby, bensì una comunicazione fondata su suoni atavici e gutturali, versi che esprimono un’universalità del linguaggio che apre nuove possibilità di comunicazione.
Questa ricetta è ispirata agli istinti primari degli statunitensi.

Arrosto di tacchino
Vino bianco
Bacche di ginepro
Timo
Timo citronella
Rosmarino
Salvia fresca
Menta fresca
Sale grigio di Bretagna
Olio extravergine di oliva
Cipolla fresca
Aglio rosso di Sulmona dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Acqua
Latte


Lavare le erbe aromatiche, affettare aglio e cipolla, mettere il tacchino nel vino per qualche ora girandolo di quando in quando. Quindi versare l’arrosto e il liquido di ammollo in una teglia, spennellare la parte che resta fuori dal liquido con olio extravergine e infornare in forno caldo a circa 160°C o 180°C fino a cottura, dopo circa un paio d’ore o poco più.  Lasciarlo freddare. Affettarlo in fette di circa 1 centimetro e mezzo, lasciarlo ammorbidire per almeno una notte nel liquido di cottura rimasto a cui è stato aggiunto del latte intero, quindi scaldare e servire. 

martedì 8 novembre 2016

Teglia di patate con scamorza di bufala e erbette provinciali

Teglia di patate con scamorza di bufala e erbette provinciali

Le elezioni per il Presidente degli Stati Uniti d’America tiene con il fiato sospeso moltissime persone in tutto il mondo e la campagna elettorale 2016 è stata caratterizzata da un notevole abbassamento del livello della discussione ‘politica’. È andata in scena una situazione molto nota a tante donne, quella di un maschio incapace e becero che viene messo sullo stesso livello di una donna competente e con una certa esperienza. Lei si è trovata a dover far fronte ad offese che nessuna donna e nessun uomo dotato di buon senso (civico) vorrebbe udire. Lui ha proseguito nella discesa verso gli inferi per portarla sul terreno di gioco che gli è proprio, quello di potenziali criminali di infima lega, di cinemini pornografici nelle periferie degradate delle metropoli. Lei ha faticosamente rialzato il tiro ma a quel punto il linguaggio era arrivato al capolinea in quei luoghi dell’estremo disagio sfruttati da beceri senza scrupoli per lucro e incapacità di immaginare, di pensare e di agire da persone e si era fermato fuori dalle lucine sgargianti di riflettori politicamente corretti. Lei ha dovuto cercare un lessico comprensibile a chi non ha mai pensato alla politica se non come ad un modo per sfruttare e sfogare la propria inettitudine. Decenni di lotte femministe, anti-razziste, ambientaliste sono andate in fumo nel momento stesso in cui il candidato repubblicano è stato ufficializzato. Ma, viene da pensare, perché gli Statunitensi non provano a dare un vero e proprio calcio a questo modo e votano per qualche altro partito? Non è scritto che il presidente degli Stati Uniti d’America dev’essere repubblicano o democratico. Sarebbe stato molto meno degradante per la politica internazionale, per la infinità di movimenti e partiti politici che nel mondo guardano a Pepe Mujica, a Justin Trudeau a Papa Francesco quali modelli ispiratori di un rinnovato pensiero libertario. Sarebbe stato anche bello vedere una bella e sana discussione tra Jill Ellen Stein e Hillary Clinton, quella sarebbe stata politica, ma quello che ci hanno mostrato gli Stati Uniti in questa campagna elettorale per portare la prima donna nella storia alla carica presidenziale è stata la caduta dell’impero romano attualizzata dopo poco meno di due millenni. Forse, tra quattro o otto anni sarà possibile vedere qualcosa di politico nei dibattiti elettorali per l’elezione del Presidente che aspira ad essere il più influente del mondo ma che sta perdendo colpi già prima di mettere piede nella stanza ovale.
Di memorabile in questo dibattito rimarrà il discorso del Presidente uscente, Barack Obama e poco più.
Questa ricetta è ispirata alla politica, quella vera, che fa venire i brividi e piangere lacrime di gioia.  

Patate
Scamorza di bufala La bottega del casaro
Sale iodato
Olio extra vergine di oliva
Foglia fresca di cipolla
Menta fresca
Timo fresco
Timo citronella fresco
Salvia fresca
Rosmarino fresco
Gomasio
Pangrattato fatto in casa


Sciacquare e lessare le patate intere mettendole in pentola con l’acqua fredda a coprire i tuberi, scolarle, aspettare che si freddino abbastanza da poterle agevolmente maneggiare ma non troppo, tagliarle a fette di circa 2cm. Disporre le fette in una teglia oliata, salare e disporre un trito grossolano delle erbette lavate, aggiungere la scamorza di bufala julienne, quindi altro strato di patate, erbette, condimento e finale con pangrattato, erbette, poco sale, olio e gomasio.