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venerdì 13 gennaio 2017

Gricia

Gricia

La libertà è come la memoria, va esercitata.
Questa ricetta è ispirata alla necessità progressiva delle libertà.

Pancetta affumicata
Pepe nero
Pecorino (di Amatrice oppure romanesco mischiato con pecorino sabino)
Bucatini o mezze maniche rigate De Cecco
Sale integrale
Acqua
Vino bianco


In una padella antiaderente porre a freddo la pancetta, farla rosolare ben bene, sfumare con poco vino bianco e continuare a far rosolare fino a renderla croccante ma non bruciata. In un’insalatiera di coccio porre il pecorino grattugiato e una spolverata di pepe nero appena macinato. Lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla lasciando da parte l’acqua di cottura, aggiungere la pancetta ben calda al pecorino e girare bene, se è troppo asciutta aggiungere un cucchiaio di acqua di cottura della pasta. 

giovedì 12 gennaio 2017

Carbonara

Carbonara

Giuseppe Mazzini fu un Carbonaro, quindi si avvicinò alla Massoneria e poi fondò la sua Giovine Italia e Giovine Europa, sette segrete e illegali nel proprio Paese oppresso da invasori stranieri e stretto in una intollerabile morsa di mancanza di libertà. In altre parole non era certamente un moderato e oggi forse sarebbe considerato, come allora, un pericoloso facinoroso se non da mandare in esilio almeno da isolare. Perché? Ovviamente perché voleva che la sua Patria fosse unita, cosa che all’epoca significava praticamente far guerra a chi legalmente seppur illegittimamente occupava il suolo natio, scatenare una rivoluzione di popolo o comunque rovesciare senza mezzi termini il sistema di potere e di governo dell’epoca. I governi e i governanti non erano molto d’accordo con lui e con le persone che ne seguivano le idee, i suoi scritti erano vietati e possederne copia poteva essere motivo sufficiente per andare in galera senza mezzi termini e senza garanzie costituzionali, anche perché la Costituzione era ben lungi dall’essere scritta.
Immaginare quell’uomo emaciato, pallido, sempre di nero vestito in segno di lutto per la sua Patria disunita, parlare di disegno divino e di unione dell’Umanità intera e contestualmente capeggiare la più importante sollevazione popolare unitaria di cui si abbia memoria in Italia, Nazione che prima di allora semplicemente non esisteva e fondamentalmente non era mai esistita in quanto tale, è abbastanza difficile. C’era stato l’Impero Romano, un governo che da Roma aveva conquistato Europa e Mediterraneo ma l’Italia non era mai esistita, non esisteva e ancor oggi non esiste una vera e propria lingua nazionale popolare, parlata dal popolo, tanto che tale idioma è rimasto per secoli un mistero da burocrati o da eruditi fino almeno all’avvento della televisione e della trasmissione ‘Non è mai troppo tardi’ che, per l’appunto, insegnò l’italiano agli italiani. L’unica cosa che era evidentemente e certamente italiana era l’esercizio costante delle differenze, la straordinaria varietà di minutissime e sovente raffinatissime diversità. Esisteva inoltre un ‘sentimento di Patria’ e la sensazione di non essere governati da chi rappresentava il territorio bensì da stranieri, da oppressori. Su questo l’Italia è stata unificata e sulle parole di un visionario un po’ mistico, Carbonaro, esule e considerato dalla Massoneria un faro illuminante, le cui parole ancor oggi esprimono pienamente la bellezza emozionante e pura della libertà.
Questa ricetta, ‘tradizionale’, è ispirata alla bellezza di essere italiani, un po’ carbonari e con la voglia di libertà che si esprime nell’esercizio costante delle differenze.

Spaghetti De Cecco
Uova, uno per l’insalatiera e uno per persona
Pancetta affumicata o guanciale a preferenza
Acqua
Sale integrale
Pecorino romanesco


Sbattere le uova con il pecorino grattugiato quando si sta per scolare la pasta lessata in abbondante acqua salata. Aggiungere la pancetta ben rosolata in padella antiaderente e girare velocemente, spolverare con pepe macinato fresco a piacere. 

mercoledì 11 gennaio 2017

Cacio e pepe

Cacio e pepe

Il riscaldamento globale in giorni di inusuale freddo polare potrebbe sembrare un falso mito eppure è un problema concreto che sta seriamente condizionando i cambiamenti climatici e le condizioni di vita sulla Terra, con effetti difficili da calcolare e da immaginare senza prevedere scenari apocalittici. L’inquinamento, lo sfruttamento intensivo e altamente irrazionale delle risorse terrestri, l’incompatibilità tra i processi produttivi su larga scala e l’ambiente stanno creando danni forse irreparabili o comunque che potrebbero essere in qualche forma bloccati dalla futura ricerca scientifica ambientalista. Le speranze che le tantissime specie animali e vegetali recentemente estinte possano tornare a popolare il globo terrestre o che le grandi distese di verde amazzonico bruciate da avidi senza scrupoli possano tornare a verdeggiare, o che i laghi prosciugati possano tornare ai livelli di qualche anno fa sembra irreale. Forse non è così irreale pensare, immaginare un futuro in cui le tecnologie e le tecniche aiuteranno l’ambiente a ritrovare un suo equilibrio, ripuliranno fiumi e mari, ghiacciai e poli. Se esisteranno ancora poli, fiumi, ruscelli, laghi.
Una delle possibili azioni concrete che si possono compiere individualmente è sicuramente quella di acquistare cibi e beni prodotti localmente e nel pieno rispetto dell’ambiente, è un piccolo passo ma è comunque molto importante.
Questa ricetta è ispirata alla semplicità di gesti quotidiani per aiutare concretamente l’ambiente in cui viviamo e dare un segnale, anche forte di scelta consapevole: gli abitanti della Terra, nella loro stragrande maggioranza, preferiscono vivere in un Pianeta libero da inquinamento.

Rigatoni De Cecco
Pecorino romanesco
Pepe nero
Acqua
Sale


Lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla lasciando da parte l’acqua di cottura, porla in un’insalatiera in cui è stato precedentemente posto il pecorino grattugiato e abbondante pepe macinato fresco. Condire girando velocemente, se è proprio troppo secca aggiungere acqua di cottura, non eccessiva. 

martedì 10 gennaio 2017

Amatriciana rossa

Amatriciana rossa

Il sugo all’amatriciana è una variazione della ricetta bianca, taluni affermano che sia una ricetta elaborata direttamente ad Amatrice dopo l’introduzione del pomodoro in Europa dagli Stati Uniti, ma effettivamente il sapore è piuttosto ‘romanesco’. Fa decisamente pensare alla cucina un po’ pesante e molto popolare che vede nel menù piatti quali la coda alla vaccinara, la trippa e altre pietanze poco adatte a quelli che Artusi definiva ‘stomaci deboli’. Il sapore del grasso del maiale abbinato al sugo del pomodoro può risultare a taluni, abituati ad assaporare la delicatezza di tale ortaggio in combinazione con basilico, origano e delicato olio extravergine, alquanto ridondante, per non dire sgradevole. Molti altri possono invece apprezzare alquanto questa popolarissima e famosissima ricetta e soprattutto l’abbinamento tra pomodoro e grasso del maiale.

Guanciale di Amatrice
Pepe nero
Pecorino di Amatrice
Bucatini De Cecco
Sale integrale
Acqua
Vino bianco
Peperoncino
Olio extravergine di oliva
Pomodoro fresco oppure barattolo di pomodoro dell’orto conservato


In una padella antiaderente fredda porre il guanciale tagliato a listerelle, quindi far rosolare bene a fuoco abbastanza vivace, sfumare con il vino, quindi aggiungere l’olio e il peperoncino, far continuare a rosolare per benino, aggiungere il pomodoro, salare e far restringere, aggiungere pepe nero macinato al momento. Far lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla ripassarla nel sugo aggiungendo a pioggia il pecorino grattugiato. 

lunedì 9 gennaio 2017

Amatriciana bianca

Amatriciana bianca

In molte piazze italiane l’amatriciana per Amatrice, dal giorno del sisma nel Centro Italia, è diventata una sorta di enorme sagra nazionale, peccato che poi, allo stato delle cose, gli amatriciani, i marchigiani, gli umbri e le popolazioni colpite dagli effetti devastanti di un terremoto di quell’entità in un territorio antico, si siano trovati ad affrontare uno tra gli inverni più rigidi degli ultimi anni in condizioni a dir poco difficili.
La popolazione italiana è solidale, vuole aiutare, fare, agire e non sa bene cosa. Si scende in piazza, si organizzano amatriciane, si devolve il ricavato ai comitati e si guarda sgomenti le foto che testimoniano le enormi difficoltà che debbono affrontare i cittadini italiani tra promesse farlocche e viaggi di lusso di chi dovrebbe essere proprio in quelle zone a far sì che tutto sia a posto, che i civili siano sani e salvi. I politicanti italiani, è ormai tristemente noto, non hanno le capacità di svolgere il proprio mestiere. Gli italiani dovrebbero poter avere il modo di dar loro il benservito e di farsi governare da persone competenti e con il senso dello Stato. Parole che a volte sembrano quasi utopistiche. Quello che si prefigura, però, nelle aree terremotate, come è accaduto per L’Aquila, è una responsabilità penale di gravissima entità da parte di chi avrebbe come funzione primaria quella di tutelare e proteggere i cittadini, i civili.
Le foto, le immagini, le grida accorate di chi è senza più una casa, senza più un paese, una piazza, una chiesa, un bar o un’edicola, senza una vita normale e attanagliato dalla morsa del freddo, cercando di salvare gli animali e quel che resta della propria identità sono strazianti. E ancor più lo sono facendo un rapido e sommario conto di tutti i soldi che sono stati raccolti in Italia, tramite la Regione Lazio, la Protezione Civile, e le varie organizzazioni preposte a dare un rifugio alla popolazione, a mettere in sicurezza il sovrano Popolo Italiano.
Evidentemente le istituzioni italiane attuali sono piuttosto anarchiche e alla sovranità popolare fanno una sonora pernacchia degna del miglior Totò.
Questo si chiama anche rovesciamento dello Stato di Diritto, e ci sono fior di casi nella giurisprudenza penale internazionale che si fondano su tale forma di negazione dello Stato da parte dello Stato stesso. In altre parole: è molto grave e non è un caso che ciò sia avvenuto mentre l’Italia sta scivolando ancora più in basso nella classifica dei Paesi con un decente livello di informazione libera.
La libertà in una democrazia è anche sapere che essere cittadini ha un fondamentale valore a livello domestico e internazionale, avere certezza dell’esistenza dello Stato quale garante dell’incolumità e dei diritti dei cittadini è uno dei pilastri di qualunque sistema democratico.
Sarebbe auspicabile, a dir poco, che ciò avvenga in tempi brevissimi eppure la liberazione dell’Italia dall’oppressore attuale, la corruzione, sembra impresa ancor più complessa di quella che ha portato all’Unificazione, che sembrava un’utopia irrealizzabile e pur si è realizzata.
Questa ricetta è ispirata al senso profondo e concreto dello Stato, ed è la vera amatriciana, quella in bianco, il colore della neve che sta imbiancando i moduli abitativi e quello del ghiaccio che si accumula sulle tendine di tali moduli, anche se il sugo all’amatriciana è, per l’appunto, col sugo. La ricetta ‘originale’, quella bianca è elaborata dalla tradizione familiare e ripresa dal sito del turismo del paese laziale (www.amatriceturismo.it).

Guanciale di Amatrice
Pepe nero
Pecorino di Amatrice
Bucatini De Cecco
Sale integrale
Acqua
Vino bianco


In una padella antiaderente porre a freddo il guanciale tagliato a listerelle, farlo rosolare ben bene, sfumare con poco vino bianco e continuare a far rosolare fino a renderlo croccante ma non bruciato. In un’insalatiera di coccio porre il pecorino grattugiato e una spolverata di pepe nero appena macinato. Lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla lasciando da parte l’acqua di cottura, aggiungere il guanciale ben caldo al pecorino e girare bene, se è troppo asciutta aggiungere un cucchiaio di acqua di cottura della pasta.