lunedì 7 novembre 2016

Pennette con rosmarino e scamorza affumicata di bufala

Pennette con rosmarino e scamorza affumicata di bufala

Immaginare che creare un mondo migliore sia possibile è il primo passo verso la realizzazione di quello che potrebbe sembrare un sogno irrealizzabile. Vi sono persone che hanno deciso di essere il cambiamento che volevano vedere nel mondo e hanno impostato le proprie vite sulla scelta consapevole. Il che non vuol dire, ovviamente, che abbiano deciso di rintanarsi in una caverna e vivere di bacche. Piuttosto significa che molte persone hanno scelto e scelgono costantemente di essere libere, felici, in armonia con l’ambiente e con i propri bioritmi.
Coltivare l’orticello e mettere i pomodori freschi in barattolo per l’inverno è un passo, un piccolo passo, ma è già qualcosa di significativo.
Questa ricetta che, a parte la pasta abruzzese e molisana e i peperoncini, è creata con ingredienti prodotti autonomamente, è ispirata ai cambiamenti di singoli ma significativi gesti, quali votare ed evitare di farsi scippare il diritto di voto.

Pennette
Acqua
Sale
Olio extravergine di oliva
Aglio rosso di Sulmona dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Peperoncino
Pomodori dell’orto freschi o in barattolo
Zucchero, neanche la punta di un cucchiaino da tè
Scamorza affumicata di bufala La Bottega del Casaro
Rosmarino


In una padella col bordo alto far scaldare l’olio con l’aglio a pezzettini, il rosmarino e il peperoncino, quando inizia a soffriggere aggiungere i pomodori lavati e tagliati oppure presi dal barattolo. Salare, aggiungere una puntina piccolissima di zucchero, far cuocere a fuoco vivace velocemente per poco tempo. Nel frattempo lessare in abbondante acqua salata le pennette, ripassarle in padella con tocchetti di scamorza.  

domenica 6 novembre 2016

Paccheri di Gragnano con vongole, sidro delle Asturie e foglie di cipolla rossa

Paccheri di Gragnano con vongole, sidro delle Asturie e foglie di cipolla rossa

A futura memoria, se la memoria ha un futuro è il titolo di un testo scritto da Leonardo Sciascia, libero pensatore siciliano di straordinaria raffinatezza intellettuale. Le sue parole, spesso profetiche, come tutte le profezie sono state comprese molti anni dopo. Pensare che il futuro non avesse memoria nel momento in cui ha scritto il libro sembrava un’amara riflessione su un presente cupo e un’esagerazione letteraria. Dopo molti anni il significato di quel titolo riuscitissimo si è caricato di valenze inimmaginabili al tempo e che oggi dovrebbero far accapponare la pelle. Il futuro non ha memoria e forse è bene fargliela tornare per non dover tornare indietro di oltre sessant'anni. 

Paccheri di Gragnano Pastificio artigianale Il Re della Pasta
Olio extravergine di oliva
Acqua
Sale iodato
Foglie fresche di cipolla
Vongole adriatiche con guscio surgelate
Sidro Crespo delle Asturie
Aglio rosso di Sulmona del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Peperoncino


Far scaldare l’olio con l’aglio sbucciato e il peperoncino, sciacquare le vongole surgelate sotto l’acqua corrente, metterle nell’olio caldo ma non troppo, aspettare che tutti i gusci siano aperti, quindi sfumare leggermente con il sidro e aggiungere qualche pezzettino di foglie fresche di cipolla lavato. Contestualmente, a parte far cuocere i paccheri in abbondante acqua salata, scolare e ripassare in padella. 

sabato 5 novembre 2016

Spezzatino di vitella con erbe provinciali e Colli Sabini

Spezzatino di vitella con erbe provinciali e Colli Sabini

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare"[1].

Bianco Colli Sabini
Spezzatino di vitella
Menta fresca
Cipollina bianca
Aglio rosso di Sulmona dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Timo fresco
Acqua
Rosmarino fresco

Tagliare lo spezzatino e privarlo di nervi e nervetti. Metterlo in una pentola a fuoco medio, girare, quando tutto il liquido è evaporato aggiungere gli odori, il sale e il vino. Dunque abbassare la fiamma, continuare a far andare per qualche ora, aggiungere man mano acqua.



[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_vennero...

venerdì 4 novembre 2016

Bruschetta con l'olio novello


Bruschetta con l’olio novello

Andare al frantoio è per molte persone un gioioso ricordo d’infanzia che si riscopre nella sua meravigliosa bellezza. L’odore dell’olio nuovo è indescrivibile, è denso, morbido e umido, piccantino e pungente, sa di buono. È tradizione che, nei giorni freddi, nel frantoio si prepari anche la bruschetta per assaggiare il nettare verde appena uscito dalla macina. Se le giornate non sono troppo rigide, si porta l’olio novello a casa, si invitano un po’ di amici o parenti e si ricrea la magica festosità delle ritualità contadine. In talune aree, tra cui la Sabina Romana, tali ritualità si ripetono da millenni e tutte le volte è come la prima in cui da bambini si è inebriati dal profumo delicato e forte delle olive appena frante. Impossibile dimenticare la gioia di quegli istanti, la pace e la serenità che sviluppano nella memoria individuale di chi vi prende parte. È effettivamente un momento sacro, non nel senso di sacrificio, che pure c’è e tantissimo nel duro lavoro di campagna, bensì nella celebrazione che una semplice bruschetta intorno al fuoco può generare. La semplicità delle celebrazioni non sempre, però, si addice alla solennità di talune attività umane, quali ad esempio la celebrazione delle forze armate. Premesso che sebbene sarebbe a dir poco auspicabile poter fare a meno dell’esercito e poter serenamente vivere in pace e armonia, tale possibilità somiglia molto ad una utopia irrealizzabile, c’è da dire che le celebrazioni pompose delle forze armate un po’ di sorpresa e di diffidenza per tutto ciò che potrebbe parere eccessivamente autoritario sembrano generarla. Il motivo è facilmente comprensibile guardando i grandi eventi storici italiani eppure lo sarebbe molto di più se ci si soffermasse sulla sacralità della bruschetta con l’olio novello nei frantoi o nell’intimità delle case private, attorno al fuoco. Le forze armate sono certamente indispensabili per far sì che sia possibile godere di quei momenti di profumi densi e saporiti eppure l’Italia è soprattutto un Paese in cui le persone creano e difendono con le unghie e con i denti la diversità, la propria individualità e la propria originalità in qualunque momento della propria vita. Le forze armate non prevedono il rispetto delle differenze ‘all’italiana’ eppure in questo particolare e delicato periodo storico potrebbero fornire un collante per unire una nazione in cui alle diversità che la caratterizzano da sempre si uniscono altre differenze, quelle di persone che provengono da altri Stati, e soprattutto, con mirate e molto ben strutturate campagne di comunicazione, essere insieme alle persone. Dimostrare la presenza dello Stato proprio quando i cittadini si sentono abbandonati dallo stesso e allora invece di esibirsi in una parata scenografica e costosissima perché i militari oggi, quattro novembre, giornata dell’Unità Nazionale E delle Forze Armate, non vanno, avendo la dovuta preparazione, nelle zone colpite dai terremoti a ricostruire, se necessario pietra su pietra, le macerie di un patrimonio artistico e culturale che è decisamente necessario proteggere e tutelare, oppure dalle persone e dalle aziende colpite dal sisma a dimostrare che lo Stato c’è e non è interessato a mostrarsi alle telecamere, bensì a difendere l’intimità di quella semplice bruschetta con l’olio nuovo, magari davanti ad un piatto di fumanti lenticchie di Castelluccio, assaporando una bella fetta di prosciutto di Norcia e un’olivetta ascolana?
Questa ricetta è ispirata alla sacralità della semplice, meravigliosa e complessissima bellezza italiana. 

Olio extra vergine di oliva novello
Pane


Tagliare il pane in fette di circa 1cm, bruscarlo sulla brace oppure nel grill elettrico. Condire con olio novello. A piacere aggiungere eventualmente sale e aglio. 

giovedì 3 novembre 2016

Focaccia bianca con scamorza di bufala, melanzane grigliate e olio novello

Focaccia bianca con scamorza di bufala, melanzane grigliate e olio novello

Il 3 novembre è il giorno in cui si ricorda la battaglia di Mentana, la sonora sconfitta dell’Eroe dei Due Mondi che mai volle più tornare su un campo che gli fu tanto sfavorevole, ricordando con rabbia e cocente delusione quella che egli non si spiegò mai fino in fondo. Giuseppe Garibaldi è uno di quei personaggi di cui è difficilissimo scrivere, uno di quegli eroi che non si riescono mai a definire pienamente e forse è meglio così, forse è meglio pensare che ogni persona ha la sua personale immagine di Garibaldi e la porta con sé, un po’ come si fa coi santi. Passando accanto al ‘Monumento’ mentanese non si può fare a meno di pensare a cosa direbbero i Garibaldini se oggi potessero parlare, cosa farebbero se potessero entrare in Parlamento e rimettere un po’ in sesto la gloriosa istituzione che i politicanti da strapazzo di cui è empiamente pieno cercano di distruggere con la medesima tecnica della goccia che scava la pietra non vis sed saepe cadendo. Le gocce sono importanti nella storia, d’altronde anche i Garibaldini erano pochi ma non era gocce, essi erano e sono fiumi in piena, vulcani in eruzione, forza e genio e libertà. La corruzione mina dal profondo l’ordinamento dello Stato ma l’Italia è uno strano Paese in cui tutto sembra teatro e nel teatro, non è mai stato chiaro il motivo, si riesce sempre ad andare in scena. È un mistero, però si ripete tutte le volte che un sipario si alza, tutte le volte che gli italiani si uniscono, nelle loro minuterie, a creare ciò che fino a qualche istante prima era impossibile. Gli italiani sono maestri in questo, i Garibaldini ne sono un esempio mirabile che fornisce una lezione da non dimenticare, mai, per nessun motivo e l’Eroe dei Due Mondi, in fondo non è poi così diverso da Cristoforo Colombo che su una navetta su cui farebbe spavento intraprendere una crociera di mezza giornata attraversò l’oceano impetuoso, non è così diverso da Leonardo da Vinci che ha inventato tutto e tutto ciò che ancora non abbiamo capito, da Salgari che ha immaginato luoghi fantastici dove ognuno è andato almeno una volta nella propria infanzia, non è così dissimile da quel burbero di Michelangelo o da quel visionario di Brunelleschi, non è così diverso da quegli artigiani che quotidianamente esprimono e creano la grandezza inimitabile e assolutamente unica del Paese più bello del mondo, non a detta dei propri abitanti ma di tutto il Pianeta.
Garibaldi a Mentana non ha perso, ha vinto, stravinto tanto che oggi sotto al cartello toponomastico si legge ‘Città Garibaldina’ nonostante sia stata la sede dello storico incontro tra Carlo Magno e il Papa o il luogo dove i primi martiri del cattolicesimo fecero proselitismo. Mentana è e sarà sempre Garibaldina.
Questa ricetta, semplicissima, è ispirata al sentimento di libertà, al Garibaldi che è in chiunque, e all’amor di patria, che non è una parolaccia ma un sentimento meraviglioso.

Farina sabina
Lievito di birra
Olio extra vergine di oliva novello
Melanzane dell’orto
Acqua
Sale iodato
Scamorza di bufala Caseificio del Casaro
Basilico fresco


Impastare acqua, farina e lievito di birra, far lievitare. Stendere la focaccia, porla su una teglia con cartaforno, bucherellarla. Lavare e affettare le melanzane, grigliarle, porre sulla focaccia alcuni pezzettini di scamorza e le melanzane, sopra le melanzane porre altri pezzettini di scamorza, aggiungere qualche fogliolina di basilico. Informare in forno ben caldo a 200°C o 220°C fino a cottura. Quindi aggiungere olio novello. 

mercoledì 2 novembre 2016

Spezzatino di vitella con Colli Sabini, erbe provinciali e lavanda

Spezzatino di vitella con Colli Sabini, erbe provinciali e lavanda

Viva la Repubblica! Questa frase semplice eppur così carica di significati è stata pronunciata in occasione della prima seduta del Senato dopo la dittatura fascista. La frase in sé potrebbe essere quasi scontata, potrebbe essere considerata banale oppure espressione di un patriottismo di maniera se non si conoscessero tutte le difficoltà, tutte le fatiche e le lotte che sono state necessarie affinché una persona, liberamente eletta da liberi cittadini, liberamente chiamati alle urne potesse pronunciarle nell’aula di una delle due Camere del Parlamento italiano. La storia non ha memoria, si potrebbe pensare, oppure si potrebbe citare Sciascia e immaginare che il futuro non ha memoria. A volte sembra che l’epoca sofferente di ricorrenti amnesie è proprio il presente. È difficile ricordare, dopo essere passati oltre, dopo aver avuto il coraggio di andare avanti e dimenticare, il dolore, la sofferenza, le cattiverie e i torti subiti, le angherie, le bassezze. Guardare al presente e al futuro con fiducia e ottimismo è una enorme prova di forza e di coraggio. Quella frase, semplice, stentorea, Viva la Repubblica fa venire i brividi al solo pensarvi, fa accapponare la pelle e un brivido dalla schiena arriva fin sulla punta di capelli e ciglia. Forse quello stesso brivido che quel meraviglioso otto maggio 1948 percorse l’aula del Senato e prosegue nella sua splendida forza di vita. A volte le parole sono come l’eleganza, tanto più raffinata quanto più è semplice, essenziale. Una stola di purissima lana non trattata, tosata da pecore che pascolano libere e felici, senza l’utilizzo di agenti dannosi per l’ambiente, tinta a mano, tessuta con maestria e lavorata con l’essenziale genialità artigiana è semplice, essenziale e molto raffinata. La Costituzione italiana è un gioiello di purezza della forma, essenziale, elegante, perfetta e raffinatissima, come le semplici parole Viva la Repubblica! pronunciate tra applausi e grida di giubilo quel giorno di tanti anni fa.
Questa ricetta è ispirata alla semplice eleganza della Costituzione e alla raffinatezza di pensiero che l’ha distillata.

Spezzatino di vitella
Sale grigio di Bretagna
Bianco Colli Sabini D.O.P.
Lavanda in fiore, un fiore con gambo oppure una manciatina di fiorellini ovviamente non trattati
Menta fresca
Salvia fresca
Cipollina bianca
Aglio rosso di Sulmona dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Timo fresco
Bacche di ginepro
Acqua
Rosmarino fresco


Tagliare lo spezzatino eliminando il grasso e i residui, porlo in una pentola su fuoco medio, poco prima di aver assorbito tutta l’acqua aggiungere le erbe aromatiche, le bacche di ginepro, l’aglio e la cipolla tagliate sottilissime, poi il vino, la lavanda, l’acqua e il sale. Far cuocere per almeno due o tre ore a fuoco basso ma non troppo, quindi aggiungere acqua fino a fine cottura. A piacere aggiungere ortaggi, quali patate o rape bianche, poco prima della fine della cottura. 

martedì 1 novembre 2016

Frittata con ricotta e timo citronella

Frittata con ricotta e timo citronella

Vivere senza inquinare è possibile, anche se potrebbe sembrare un’utopia. Non è così ovvio e non è affatto semplice anche perché molti oggetti di uso comune sono creati con derivati dalla raffinazione del petrolio, che inquinano aria, acqua, terra e diritti umani, oppure con elementi ‘naturali’, quali il cotone che ha spesso un ciclo produttivo estremamente inquinante, al punto che uno tra i più grandi laghi del mondo, il Lago Aran, è stato praticamente prosciugato per l’approvvigionamento idrico alle piantagioni del soffice batuffolo bianco. Anche gli alimenti biologici sono spessissimo confezionati con involucri di plastica non riciclata o hanno delle parti altamente inquinanti. Eppure da molti anni sarebbe possibile costruire oggetti quali le penne a biro usa e getta in cellulosa, biodegradabile, eco-compatibile ma non si capisce per quale motivo non sia obbligatorio farlo. Anche la frase ‘coloriamo il mondo’ sarebbe bellissima se non fosse che le vernici, le tinte e le tinture di vario genere sono altamente inquinanti per i fiumi, i mari, le terre e l’aria, anche se vi sono moltissimi prodotti a base di acqua che riducono moltissimo l’impatto ambientale. Certo ci vuole più tempo per dipingere con questo tipo di tinture ma l’inquinamento generale e quello direttamente dentro le abitazioni si riduce non poco. Spesso si pensa che l’inquinamento sia non soltanto qualcosa che non ci riguarda ma anche qualcosa che è tenuto saldamente fuori dalle abitazioni, dalle autovetture, dagli abiti, dai cibi. Questo è evidentemente assurdo, pensare che l’aria, l’acqua e i suoli sono inquinati e immaginare di poter ‘tener fuori’ l’inquinamento dalle case o dalla pelle è piuttosto irrazionale ma a pensarci bene un ragionamento di questo tipo porterebbe inevitabilmente ad una rivoluzione di consumi e sistemi produttivi e questo, forse, non è così auspicato da chi trae profitto da tali pratiche. Agire differentemente è possibile, richiede attenzione e consapevolezza eppure, sì, è possibile andare in Abruzzo e acquistare un maglione tessuto a mano con la lana delle pecore che pascolano nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga e colorato con l’infuso di iperico che cresce su quelle montagne, è possibile acquistare oggetti artigianali creati su misura in cui il concetto di ‘spreco’ è quasi nullo, è possibile agire diversamente e costruire un’economia, una società, una cultura di libertà.  

Uova
Ricotta fresca
Timo citronella
Sale iodato
Olio extravergine di oliva per la padella


Sbattere le uova, con la ricotta e il timo, salare. Far scaldare a fuoco medio l’olio in padella, il giusto per la frittata, non troppo e a coprire il fondo non troppo poco, porvi l’impasto per una frittata spessa circa un centimetro o due, girare al punto giusto di cottura e, quando è pronta servire.