mercoledì 4 gennaio 2017

Pizza con salsiccia e patate

Pizza con salsiccia e patate

Il femminismo è un concetto troppo spesso considerato obsoleto, una conquista, si fa per dire visto che moltissimi passi debbono ancora essere compiuti, recentissima eppure già rimessa nell’armadio delle battaglie vintage per qualche utopico mondo migliore. Ovviamente il femminismo è una battaglia universale, qualcosa che si intreccia profondamente con l’idea stessa di rispetto dei diritti umani. Un’idea peraltro espressa in modo assolutamente geniale da Mazzini, quando parla dell’angelo che c’è nelle case, espressione che farebbe saltare i nervi a qualsivoglia persona di sani principi femministi se non che, mora succulenta tra i rovi spinosi del linguaggio mazziniano, egli scrive, esorta a non lasciare che le donne vengano considerate estranee alla vita sociale, politica, civile del Paese, della Patria.
Concetti tanto ovvi quanto ancor oggi difficili da recepire e da comunicare.
Questa ricetta, schietta, semplice e gustosa, è ispirata al femminismo mazziniano, fatto di persone che lottano per la libertà non soltanto individuale bensì dell’umanità intera, della collettività, si direbbe oggi.

Salsiccia fresca
Farina
Lievito di birra fresco
Acqua
Patate
Sale integrale


Impastare la farina con il lievito sciolto in acqua tiepida. Far lievitare per una giornata circa. Stendere l’impasto, sbriciolarvi sopra la salsiccia fresca in abbondanza, finire di coprire la superficie con patate sbucciate, lavate, tagliate a julienne e salate. Infornare in forno molto caldo, oltre i 230°C, e far cuocere. 

martedì 3 gennaio 2017

Basmati al curry con piselli e gamberetti

Basmati al curry con piselli e gamberetti

La bellezza è un bisogno naturale ed è rintracciabile in una incredibile varietà di espressioni. Esistono poi popolazioni per cui il senso del bello è qualcosa che fa parte del vissuto quotidiano, che si sviluppa giocando a palla con i compagni di scuola tra mura secolari, accanto a monumenti di assoluta importanza, riconoscendo luoghi ed emozioni che si sono ricreate nei medesimi istanti nel corso di millenni. Gli italiani sono sicuramente da annoverare tra le popolazioni il cui senso del bello è qualcosa di connaturato all’esperienza dello spazio, del tempo, delle emozioni, della vita e che si concretizza talvolta in mirabili espressioni di ricreazione dello stesso. Sono molte anche le forme di accanimento nei confronti di quella bellezza resiliente di cui sembra essere formato il BelPaese, esse si concretano nei sistematici tentativi di distruzione del paesaggio o negli scempi architettonici commessi da grandi ‘star’ di squadra e compasso. Taluni italiani sono benedetti dal sentimento della bellezza e dotati di grandi capacità artistiche e sono riusciti, nel corso di secoli e anni, ad esprimere tale meraviglia con maestria ineguagliabile e ineguagliata, anche se nel Ventesimo secolo il senso del bello è stato più volte vilipeso, con alcune notevoli e importanti eccezioni. Antonio Ligabue, pittore la cui fantasia e la cui biografia tanto fanno pensare allo scrittore veronese Emilio Salgari, è tra questi e vedere una sua mostra ad inizio anno è certamente un buon esercizio dello spirito e della mente per tener allenato quel senso del bello che a volte nella contemporaneità ha delle notevoli difficoltà ad esprimersi appieno.
Questa ricetta che rielabora alcune suggestioni esotiche in forma italiana è ispirata all’immaginario fantastico di due artisti tanto diversi eppure così simili tra loro.  

Burro della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore
Curry biologico
Piselli surgelati
Gamberetti sgusciati surgelati
Sale integrale
Vino bianco Turà delle Venezie o simile
Acqua
Foglie di cipolla fresche o essiccate dall’estate
Riso Basmati


Far sciogliere il curry nel burro, quindi aggiungere i gamberetti scongelati e ben sciacquati, dunque i piselli surgelati, far cuocere e far evaporare il liquido di cottura, dunque aggiungere il riso, salare, girare bene, sfumare col vino, quindi abbassare la fiamma e aggiungere acqua e foglie di cipolla, fino a cottura. 

lunedì 2 gennaio 2017

Rigatoni con piselli e robiolino

Rigatoni con piselli e robiolino

Anno nuovo vita nuova, dice il proverbio e quante volte vien voglia di dare un bel calcione alla monotonia per ricominciare tutto, senza lacci e lacciuoli, senza le costrizioni che inchiodano chi più chi meno a forme di coercizione autonomamente imposte oppure causate da una serie di condizioni e di difficoltà oggettive. C’è sempre una terza via, c’è sempre una possibilità diversa anche in casi estremi, c’è sempre una scelta. O almeno è bello credere che vi sia, è bello pensare che c’è e in fondo saperlo, seppur tenendo quella opzione rincantucciata in una remota stanza delle (im)possibilità. Un luogo della mente e della fantasia in cui tutto è possibile fintanto che è irrealizzabile, incompleto, inespresso e che a volte, molto raramente, fa valere il proprio diritto di esistenza, le proprie necessità e i propri bisogni. Ad inizio d’anno, chissà perché visto che in fondo i giorni, i mesi, le ore e gli anni sono nient’altro che una convenzione, un modo per comprendere il meraviglioso ritmo della Natura e sentirsene partecipi anche razionalmente, da quel ben celato luogo della mente e della fantasia sembra di udire una voce sempre più forte e stentorea, un grido di libertà che richiede a lettere cubitali la propria dignità d’esistenza, in tutto e per tutto. Talvolta accade che questa voce prenda il sopravvento sulle coercizioni e sulle convinzioni, che, senza troppi complimenti, faccia svanire come d’incanto lacci e lacciuoli e lasci la mente, il corpo, la fantasia liberi di essere felici. In quei rari, meravigliosi momenti di assoluta illuminazione o di meditazione profondissima, ci si rende improvvisamente conto che tutto quello che sembrava impossibile non lo è, anzi è talmente semplice liberarsi dalle costrizioni ed essere felici da parere ovvio. Come è stato possibile non pensarci prima, non agire prima? È un mistero.
Questa ricetta, altamente proteica e adatta ad affrontare con la giusta energia decisioni e libertà, è ispirata alla semplicità della felicità.

Rigatoni De Cecco
Piselli surgelati
Olio extravergine di oliva
Sale siciliano integrale
Acqua
Robiolino
Parmigiano reggiano della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore


In una pentola porre i piselli ancora surgelati con un filo d’olio e il sale, girare fino a che non cambiano colore virando verso il verde più acceso del pisello fresco e crudo, dunque aggiungere acqua per circa il doppio del volume abbassare la fiamma, coprire e far cuocere a lungo, eventualmente aggiungere altra acqua. Grattugiare il Parmigiano. Mettere a bollire l’acqua, salarla, buttare la pasta, cuocerla per il tempo indicato e comunque per il tempo necessario. Immediatamente prima di scolarla, unire il robiolino ai piselli così da creare un composto uniforme, porvi la pasta scolata ma non troppo, eventualmente aggiungere dell’acqua di cottura, ma poca ché altrimenti il sapore del robiolino cambia. Mescolare bene, servire e spolverare di Parmigiano. 

domenica 1 gennaio 2017

Cavolo riccio in padella con kummel carvi e paprika dolce

Cavolo riccio in padella con kummel carvi e paprika dolce

L’ozio è una parte importantissima della vita delle persone, oziare di quando in quando fa bene alla salute, riduce notevolmente lo stress e aiuta a riprendere contatto con i propri bioritmi. Il primo giorno dell’anno, solitamente dedicato a svolgere delle attività che si vogliono o vorrebbero svolgere durante tutto l’anno seguendo il noto adagio ‘quel che si fa a Capodanno si fa tutto l’anno’ e che tipicamente si riescono a mettere in pratica soltanto o prevalentemente nei giorni festivi quali appunto il primo gennaio, è un’ottima occasione per dedicarsi a pigrare senza ritegno. Alzarsi per fare colazione e rituffarsi tra le coperte fino a mezzodì, fare una seconda e magari anche una terza colazione, coccolarsi con prelibatezze quali una centrifuga di frutta fresca o una spremuta di agrumi, pranzare in famiglia con lentezza nel primo pomeriggio, crogiolarsi sul divano a leggere qualcosa e quindi fare la spola tra letto e divano, alzandosi giusto il tempo della cena per riciondolare verso un libro o le braccia delle persone care, tra note musicali rilassanti e tanta voglia di non far niente. L’ozio, almeno il primo gennaio e in qualche altra rara e molto ricercata occasione, è decisamente un buon modo per salutare il nuovo anno e accoglierlo tra coccole e un po’ di sana pigrizia che fa tanto bene all’umore. A condizione, ovviamente, di fare una bella passeggiata e dedicarsi a pieno ritmo a qualcosa di interessante a partire dal due gennaio.
Questa ricetta, veloce e semplice, è ispirata alla bellezza dell’ozio, una volta tanto.


Cavolo riccio
Kummel carvi
Paprika dolce
Peperoncino
Foglie di cipolla essiccate
Sale integrale
Vino rosso corposo oppure birra saporita
Sedano
Olio extravergine di oliva
Acqua


Far scaldare l’olio con il kummel, il sedano lavato e tagliato sottile, la paprika, il peperoncino, le foglie di cipolla, quindi versarvi il cavolo lavato e tagliato a listerelle o a rombetti, salare e far cuocere a fuoco vivace, quindi sfumare col vino, continuare a far cuocere, aggiungere un po’ d’acqua, circa la stessa quantità del vino o poco più, coprire e continuare a far cuocere a fiamma medio-bassa. 

sabato 31 dicembre 2016

Brodino vegetale leggero con cavolo riccio

Brodino vegetale leggero con cavolo riccio

L’ultimo dell’anno è un momento di gioiosa condivisione, di bellezza e di rimpianti, si gettano alle fiamme i calendari dell’anno appena trascorso e si appendono quelli dell’anno che sta iniziando un attimo dopo la chiusura di quello che è stato certamente l’annus horribilis della musica internazionale, un bisestile in cui la Terra e la Natura hanno ribadito la loro importanza, la loro assoluta supremazia sull’essere umano con scosse di terremoto che hanno fatto tremare il Centro Italia, con danni immensi al patrimonio immobiliare, artistico, culturale e personale di migliaia e migliaia di persone. Il 2016 è stato anche l’anno dell’assordante silenzio sulla distruzione sistematica di Aleppo e quello in cui forse la popolazione mondiale si è interrogata sulla necessità di una riforma di quelle Nazioni Unite che lì hanno inviato osservatori quando tutto era stato distrutto e non c’era più niente di niente da salvaguardare se non la vita di chi aveva deciso di (r)esistere nella propria città assediata, bombardata, offesa e vilipesa. Un anno bisesto e funesto scelto da Papa Francesco quale Giubileo della Misericordia, quasi avesse intuito la gravità degli avvenimenti che si sarebbero succeduti in sequenza complessa e orribile.
Il 2016 è stato però anche un anno in cui la popolazione italiana ha detto NO con forza ed energia insperate alla distruzione della Costituzione italiana, incompreso, come al solito, il Popolo italiano ha ribadito che esiste, in alcuni rari momenti è Popolo, ed è sovrano. Peccato che tali momenti siano tanto rari. Il potere costituito ha immediatamente soffocato qualunque speranza di risorgimento infliggendo a quel Popolo il governo scellerato di incompetenti, ignavi, mentitori e millantatori, il peggio del peggio che ci fosse sulla piazza politica italiana, eppure gli italiani dovrebbero sapere che in Italia al peggio politichese non c’è mai fine. Il fatto è che, fortunatamente, non ci si abitua mai a certe assurdità. La figura di Sandro Pertini, le sue esortazioni a cacciare il malgoverno con mazze e bastoni, le idee del Risorgimento italiano che ha innalzato barricate e unito l’Italia a dispetto di qualunque pronostico, ecco tutto questo e molto di più ha cominciato a circolare tra la popolazione, segretamente, quasi in un sussurro che ricorda inevitabilmente il confezionamento delle rosse camicie garibaldine durante l’Ottocento.
Speranza popolare e nefandezze governative, così si potrebbe sintetizzare il 2016 italiano, ma forse anche quello internazionale a partire da Aleppo per finire negli USA con elezioni che hanno fatto accapponare la pelle a chiunque sia dotato di un minimo di buonsenso, nonostante gli sforzi del Presidente uscente di salvaguardare la libertà individuale e di pensiero, finanche di ateismo in un Paese in cui il nome di dio è scritto anche sulle banconote.
Anno terribile per musicisti di fama internazionale, visitati con solerzia dalla Signora con la Falce che nel 2016 pare aver preferito le celebrità sonore e canore a qualunque altra arte. E anno terribile per la cultura italiana, ancora una volta derisa e vilipesa da politicanti incapaci, disonesti e in malafede.
Eppure è stato anche l’anno di importanti scoperte scientifiche e tecnologiche, di fondamentale riscoperta dello spazio infinito e infinitesimale.
Insomma un anno complicato e complesso, terribile e meraviglioso, un anno di rinascita e, si spera, un anno che porterà la bellezza di un nuovo Risorgimento italiano, europeo e internazionale.
Questa ricetta, semplice e con ingredienti di stagione è ideale per prepararsi al cenone di San Silvestro. Un brodino leggero per distendere la muscolatura e convincere l’apparato digerente ad una nuova, necessaria abbuffata festiva con le tradizionali lenticchie e le delizie che l’estro individuale sa rielaborare unendo tradizione e innovazione.

Cavolo riccio
Carote
Sedano
Menta secca
Bacche di ginepro
Sale integrale
Timo
Timo citronella
Salvia
Acqua
Fiocchi d’avena
Cannella siciliana in stecche
Curcuma fresca


Far bollire una o due foglie di cavolo riccio lavato e tagliato a listerelle in abbondante acqua con un paio di carote pelate, lavate e tagliate a rondelle, una costa di sedano lavata e tagliata a fettine sottili, una radice di curcuma sbucciata, lavata e lasciata intera, le erbette aromatiche. Quando il brodo vegetale sarà pronto, versarvi a pioggia i fiocchi d’avena e far cuocere fino a cottura. 

venerdì 30 dicembre 2016

Crocchette di spinaci

Crocchette di spinaci

Alcuni cibi ci ricordano luoghi o sensazioni, momenti, attimi che sembrano impressi nella memoria in modo indelebile. La libertà, nella sua attuazione pratica e nella sua ideazione, nelle molteplici forme ideali che ha e crea, è uno di quei sentimenti inconfondibili che si ricordano senza alcuna difficoltà. Ogni qual volta si sente anche in lontananza il sentore della libertà gli occhi si illuminano della luce più vivace, i nervi tendono i muscoli e un fortissimo brivido di piacere puro si intrufola sotto la pelle. Talvolta questo sentore è appunto collegato anche ad alcuni cibi quali le crocchette di spinaci, cui è ispirata questa ricetta.

Spinaci
Sale rosa dell’Himalaya
Burro della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore
Parmigiano Reggiano della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore
Olio extravergine di oliva
Pangrattato fatto in casa finissimo
Uova


Lavare accuratamente gli spinaci, cuocerli in padella senza scolarli troppo con un pizzico di sale e coperti, farli freddare, eventualmente anche in frigo. Tritarli con il robot da cucina o il minipimer, condirli con burro leggermente sciolto, parmigiano grattugiato, uova considerando circa un uovo medio ogni 18 crocchette o più, un po’ di pangrattato. Appallottolarle e schiacciarle a forma di dischetto, passarle nel pangrattato, quindi friggerle in padella con olio d’oliva a coprire non troppo abbondantemente il fondo, come per le cotolette girarle una o due volte, servire ben calde. Quando sono cotte a puntino il colore è piuttosto scuro. 

giovedì 29 dicembre 2016

Risotto con porcini secchi, Chianti e salsa tartufata

Risotto con porcini secchi, Chianti e salsa tartufata

Tutte le volte che c’è qualche problema di ordine sociale, o collegato ad una crisi economica o più frequentemente negli ultimi anni ad un livello di corruzione insostenibile, spunta fuori il complotto giudaico-massonico.
Una teoria affascinante soprattutto per le basi che fanno dubitare seriamente delle capacità di comprensione del reale di chi la espone.
Il complotto giudaico-massonico si basa quasi sempre su alcuni punti che vedono ebrei, spesso banchieri e ricchissimi, che sono abituati alla clandestinità dall’oppressione cattolica e dunque ‘si aiutano sempre tra loro’ e massoni, che spesso sono cattolici e cristiani ma comunque dediti ad attività cospirative in quanto parte di una società fondamentalmente segreta, unire le forze per scardinare l’ordine mondiale a discapito del popolo.
Nella teoria non vengono mai menzionati i veri cosiddetti ‘poteri forti’ ovverosia il mondo della finanza globale, che tipicamente non è particolarmente interessata a questioni religiose se non nel momento in cui può utilizzare le strutture religiose per il proprio tornaconto, e il potere ecclesiastico. Il clero e la chiesa, cattolica, anglicana, protestante, cristiana in genere, o musulmana nei Paesi arabi e in altri Paesi, non vengono mai menzionati in questo complotto se non come un ingenuo meccanismo attaccato dai perfidi ebrei col nasone e dai cospiratori massoni.
Ora, a prescindere dalla simpatia o personale antipatia per l’ebraismo e la massoneria, è più che evidente che la teoria del complotto giudaico-massonico dovrebbe far scoppiare in una sonora risata chiunque. Sfortunatamente non soltanto non è così ma periodicamente tale teoria ‘riciccia’ quale spiegazione inconfutabile di qualche difficoltà sociale, andando ovviamente a gettare coltri di fumo e insabbiamenti negli occhi di chi dovrebbe accorgersi che la propria libertà non può essere difesa da chi esprime tali teorie che escludono qualsivoglia responsabilità dalle strutture che effettivamente hanno una notevole influenza sulle società stesse.
Questa ricetta è ispirata alla facilità con cui si preferisce uno spauracchio alla risoluzione concreta di problemi, che implicherebbe assumersi delle responsabilità individuali nella creazione della libertà collettiva e individuale.

Riso
Chianti
Salsa tartufata
Porcini secchi
Sale integrale
Acqua
Parmigiano reggiano della Latteria Sociale di Beduzzo inferiore
Olio extravergine di oliva


Far scaldare l’olio, quindi versare il riso nella pentola, salarlo e farlo diventare traslucido, aggiungere dunque il vino, girare, quando si asciuga aggiungere acqua. Nel frattempo mettere in acqua i funghi. Quasi a fine cottura, aggiungere i funghi porcini strizzati, quindi l’acqua di ammollo filtrata fare ‘tirare’ e in ultimo aggiungere un po’ di salsa tartufata, abbastanza per dar sapore ma non troppa da coprire quello del risotto. Spolverare con parmigiano grattugiato.