domenica 5 febbraio 2017

Minestrina leggera

Minestrina leggera

È ormai assodato che una buona colazione e spuntini durante il giorno aiutano ad elaborare meglio gli elementi nutritivi necessari all’organismo. In base alle esigenze personali e professionali è poi possibile decidere quale possa essere il pasto più sostanzioso della giornata, chi svolge lavoro d’ufficio e necessita di concentrazione intellettuale costante prediligerà una colazione completa, spuntini durante la giornata, un pranzo leggero per non appesantirsi durante le prime ore del pomeriggio, una bella merenda e una cena più ricca; chi svolge lavori artigianali o che richiedono notevole sforzo fisico avrà necessità di una colazione adatta al risveglio, qualche spuntino e di nutrirsi abbondantemente durante il pranzo, con il decisivo apporto di carboidrati e proteine, mentre a cena, dopo una buona merenda, avrà il piacere di consumare un pasto più leggero. Nel seguire le diete è perciò molto importante capire le proprie esigenze reali ed effettive e non auto-imporsi regimi alimentari non adatti alle proprie necessità.
Questa ricetta è adatta ad un pasto leggero.

Ditalini rigati all’uovo o quadrucci
Carote
Patate
Indivia belga witlof
Sale integrale
Bacche di ginepro
Curry mild
Acqua
Menta fresca o secca
Timo citronella
Salvia
Parmigiano Reggiano della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore

Sbucciare e lavare le carote e le patate, lavare la witlof, tagliare gli ortaggi in pezzi non troppo piccoli, metterli in abbondante acqua, aggiungere il ginepro, il curry e salare. Quando carote e patate saranno cotte, passarle col passaverdure, quindi aggiustare di sale e aggiungere le erbe aromatiche, far arrivare a bollore, aggiungere la pasta, far cuocere, quindi aggiungere nel piatto il parmigiano grattugiato e, se piace, in petali.


sabato 4 febbraio 2017

Zuppa di ceci col pomodoro

Zuppa di ceci col pomodoro

Se persone appassionate di danza contemporanea, guardando il cartellone di un importante e costoso festival romano, preferiscono andare al cinema a vedere un film farsesco piuttosto che partecipare alla prima giornata festivaliera c’è qualcosa che non quadra nella programmazione di suddetta kermesse, ma soprattutto c’è una precisa volontà politica, essendo il luogo di svolgimento della manifestazione a dir poco lottizzato da partiti e partitelli, di evitare la partecipazione del pubblico a quella meravigliosa magia che si crea ogni qual volta si entra in un teatro, a maggior ragione per uno spettacolo di arte coreutica. La danza, in particolar modo contemporanea ma anche il balletto nella sua attuazione del momento presente, è la più esatta forma espressiva della contemporaneità, del vivere nell’istante esatto in cui si agisce nello spazio e nelle società dell’oggi. Coreografi e danzatori, scenografi, costumisti e musicisti, tecnici di palcoscenico sanno cogliere ed esprimere le più sottili variazioni nell’espressione mediata, trasmessa, dai corpi, quella per cui l’istinto naturale si incontra con le esigenze e le necessità della società nel momento stesso in cui ciò avviene, ovviamente nel movimento presente. Vi sono certamente coreografie che rimangono eternamente, o quasi, nella memoria corporea, non al livello delle parole, ad esempio di una commedia greca, ma ogni qual volta che vengono messe in scena è letteralmente impossibile riprodurne l’esattezza di movimento per il semplice motivo che gli antichi greci agivano nello spazio in modo differente rispetto agli antichi romani, ai rinascimentali, ai risorgimentali, alle persone del secondo decennio del XXI secolo. Si parla, si cammina, si gesticola, si agisce lo spazio e il tempo in modo diverso e il corpo, più che le parole esprimono in modo evidente queste differenze. Una coreografia degli anni ’60 del ‘900 risulta obsoleta nel movimento rispetto ad un libro scritto nei medesimi anni, a guardarla sembra quasi che il linguaggio corporeo manchi di qualche lettera, di qualche modalità espressiva, che ovviamente è il risultato di anni di mutamenti sociali, comportamentali, mediatici, antropologici e delle tecnologie, non tanto quelle elettriche bensì quelle che afferiscono alle tecniche di movimento. Negli anni ’60 si cominciava a pensare che il baricentro corporeo potesse essere anche nelle periferie del corpo, dopo la rivoluzione che lo aveva visto spostarsi dal torso al bacino, e quella successiva che lo addirittura spostato verso l’altro da sé, il pavimento, il compagno; oggi il baricentro corporeo semplicemente non è oggetto di discussione, non vi si fondano teorie e tantomeno tecniche, è ovvio che il baricentro sia ‘spostabile’ in base alle necessità coreografiche.
Quando la danza sembra obsoleta vuol dire che qualcosa di profondamente sbagliato sta avvenendo nella cultura contemporanea: non vi è interazione tra pubblico, sistema di distribuzione, e produttori di danza. C’è una distanza che non può e non deve esserci, c’è un enorme problema comunicativo, ma se c’è tra pubblico e danza è come dire che gli esseri umani sono completamente androizzati e robotizzati, cosa che non è.
Questa ricetta è ispirata alla fisicità del gusto e alla meraviglia di corpi in movimento su un palcoscenico, con la speranza che il ‘sistema danza’ riesca a ritornare in sé e riprendere la sua funzione di espressione del tempo e dello spazio presente.

Ceci
Acqua
Rosmarino
Pomodoro dell’orto, anche conservato in barattolo, a pezzettoni
Aglio, se piace
Sale integrale
Olio extravergine di oliva
Sagnette spezzettate (uova e farina, sfoglia piuttosto spessa) oppure maltagliati di acqua e farina o gnocchetti di farro (acqua e farina di farro)


Lessare i ceci in abbondante acqua con il rosmarino e, se piace, il timo, dopo averli fatti rinvenire per una notte in abbondante acqua. Preparare la pasta, se sagnette impastando uova e farina, tirando la sfoglia piuttosto spessa, facendola a fettuccine e quindi spezzandola con le mani una volta asciugata; se maltagliati impastando acqua e farina stendendo la sfoglia non sottile oppure acquistando quelli in commercio; gli gnocchetti di farro vanno preparati immediatamente prima di metterli in pentola impastando acqua e farina di farro, quindi facendo un budellino di circa mezzo centimetro di diametro e vanno tagliati più o meno come gli struffoli. Scaldare appena appena l’olio, se piace con l’aglio altrimenti soltanto col rosmarino, aggiungere il pomodoro, dell’orto tagliato oppure estratto dal barattolo, rigorosamente artigianale perché altrimenti cambia il sapore, salare. Quando il pomodoro comincia ad ammorbidirsi senza fare poltiglia, aggiungere i ceci, in gran parte interi e in piccola parte passati col passaverdure, e un po’ di acqua di cottura così da creare un composto morbido, non fermo ma non acquoso, da zuppa, aggiustare di sale. Se si opta per gli gnocchetti mettere un po’ più di acqua e cuocerli direttamente nella pentola, altrimenti far bollire le altre paste a parte in acqua salata, quindi scolarle uno o due minuti prima della cottura e finire di cuocere in pentola.  

venerdì 3 febbraio 2017

Ceci e baccalà

Ceci e baccalà

Qualche anno fa vi fu una dura polemica su una promozione del giudice Paolo Borsellino, poi barbaramente ucciso pare dalla mafia. La polemica non si incentrò sulla figura del magistrato, la cui onestà era evidente anche a chi non voleva vedere, bensì sulle modalità di nomina e fu innescata da Leonardo Sciascia. Ora, pensare che uno scrittore dell’onestà intellettuale e dell’intelligenza di Sciascia potesse aver accusato genericamente i ‘professionisti dell’anti-mafia’ infilando nel mucchio Falcone e Borsellino sembra una nota stonata, una stecca, qualcosa che stride con le sue continue e più che lungimiranti denunce. Il fondatore del giornale la Repubblica, Eugenio Scalfari, ovviamente prese la palla al balzo per cercare di gettare discredito sullo scrittore siciliano che aveva addirittura avuto l’imprudenza e l’impudenza di dare ascolto a Marco Pannella, uomo politico di grande levatura morale e intellettuale che amava ripetere ‘P2, P38, PScalfari’, slogan che presumibilmente non lusingava più di tanto il fondatore di quello che in pochissimi anni è divenuto uno tra i più importanti e potenti giornali italiani. Sciascia non ebbe bisogno di protezioni politiche per rispondere e ovviamente lo fece con la sua più che temibile spada, la penna, o se si preferisce la macchina da scrivere, che utilizzava con una maestria a dir poco geniale e degna della migliore tradizione letteraria italiana, che include Dante e Manzoni e certamente non qualche direttore di giornale in cerca di gloria intellettuale e letteraria che ovviamente i posteri non gli tributeranno se non in quanto, appunto, fondatore di un giornale. Sciascia rispose, ma prima ancora disse, espresse un dubbio di natura formale da grandissimo conoscitore della legge, di meccanismi contorti, dello Stato, che lui scriveva con la minuscola, ‘stato’ e giustamente mai ‘Stato’, e dell’umana natura. Egli scrisse che Borsellino era stato promosso in modo poco rispettoso della consuetudine al punto che l’organismo preposto a tali affari ebbe la necessità di giustificare per iscritto tale meccanismo che violava l’ortodossia. Attenzione, disse il Grillo Parlante siciliano, questo è fatto molto grave, bisogna fare in modo che la regola, in cose tanto delicate, sia palese, non lasci adito a dubbi e interpretazioni personalistiche. Aveva capito, ovviamente, che quella promozione di Borsellino era il preludio alla non promozione di Falcone e della creazione di una sorta di meccanismo al di sopra di ogni sospetto e al di fuori di qualunque forma democratica che era il cosiddetto pool antimafia. Chissà perché in Italia quando qualcosa non si vuole definire in modo netto, chiaro, trasparente viene celato dietro una parola straniera, ‘pool’. E questa volontà di celare, di opacizzare Sciascia l’aveva capita da prima ancora che si cominciasse ad utilizzare la parola straniera. Non soltanto ma aveva denunciato a chiare lettere che, una volta tolti i veri giudici antimafia, l’azione di tale organismo sarebbe stata inglobata nelle consuetudinarie relazioni tra Stato e mafia, senza dirlo in modo troppo esplicito, ma aprendo uno spiraglio e prevedendo quello che oggi è più che evidente, se si hanno occhi che vogliono vedere e non un’ottima vista con scarsa volontà di visione. Egli disse che le procedure sono importanti e preconizzò che l’antimafia sarebbe miseramente fallito se non vi fosse stata l’intenzione della trasparenza perché la mancanza di meccanismi limpidi porta all’immunità, all’intoccabilità e dunque alla mancanza di qualunque forma di controllo democratico. Cosa che è puntualmente avvenuta. Con la morte di Falcone e Borsellino il pool si è disgregato, la lotta si è placata e i professionisti dell’antimafia hanno trovato terreno di coltura presso una fittissima rete internazionale di enti ed organizzazioni create per combattere le mafie, ma di Falcone e Borsellino c’è rimasta la memoria, il ricordo e qualche fondamentale indagine che però si è poi scontrata contro il muro di gomma del secolare rapporto tra politica, religioni e mafie ampiamente denunciato da Sciascia. Lo scrittore siciliano aveva semplicemente svolto la sua funzione di Grillo Parlante, ad essere schiacciati sono stati i magistrati e le forze dell’ordine che combattono e che agiscono concretamente, giorno per giorno per combattere l’illegalità nel nostro BelPaese e lui, ovviamente, s’è beccato il marchio infamante dell’attacco all’antimafia e ai suoi martiri, gli anatemi lanciati da chi ha sempre negato l’esistenza della mafia finché è divenuto di moda, elemento necessario alla credibilità, affermarne la presenza anche nei gangli vitali dello stato, o dello Stato che scriver si voglia.
Questa ricetta, semplice di sapore e laboriosa nella preparazione, e tradizionalmente cucinata di venerdì nella provincia di Roma, è ispirata alla apparente semplicità, alla densità delle parole di Leonardo Sciascia, che richiedono una profonda, netta e limpida onestà intellettuale per essere appieno comprese e amate.

Ceci
Acqua
Rosmarino
Timo citronella
Sale integrale
Olio extravergine di oliva
Baccalà
A piacimento aglio e peperoncino


Dissalare bene il baccalà o comprarne di già dissalato o farsene dare un pezzo dalla Suocera o da chi lo abbia dissalato per bene. Lessare i ceci in abbondante acqua con rosmarino e timo citronella, dopo averli fatti rinvenire per una notte in abbondante acqua tiepida per almeno il doppio o il triplo del loro volume. In una padella far scaldare l’olio, aggiungervi il baccalà eventualmente spellato, quindi aglio e peperoncino se piace, dopo poco anche i ceci lessati e lievemente salati e un rametto di rosmarino fresco. Far cuocere a fuoco medio-alto. 

giovedì 2 febbraio 2017

Polpette di manzo e lonzino con sugo e fagioli

Polpette di manzo e lonzino con sugo e fagioli

Nella storia della letteratura universale esistono i geni e i grandi scrittori. Non sempre le due categorie coincidono, talvolta un genio può non essere un grande scrittore e un grande scrittore può essere tutto fuorché un genio. I rarissimi casi in cui questi due attributi si uniscono a creare meraviglia sono un piacere di assoluta purezza per i lettori e per i liberi pensatori di qualunque epoca e luogo. Comprendere la genialità espressa in una lingua perfetta, essenziale, densa è un godimento oggettivo della capacità umana di produrre qualcosa che tende alla perfezione, potrebbe essere forse perfettibile ma è sublime nella sua tendenza verso quell’assoluto. Una sensazione che si ha spesso ammirando le sculture di Michelangelo, coi corpi così asimmetrici, scomposti e sgraziati nella loro universale bellezza, o i quadri di Leonardo, che affermava di non saper dipingere tanto bene. Oppure leggendo Manzoni, Orazio, Sciascia.
Questa ricetta è ispirata alla meraviglia che l’umanità, nel suo complesso, nella sua storia, riesce a creare, a produrre, a ciò che rimane indelebilmente nella memoria dell’umanità stessa, al contrario di guerre e orrori, dimenticate dopo relativamente pochi anni.

Borlotti
Acqua
Semi di finocchio
Ginepro
Salvia
Timo
Pomodori dell’orto, anche in barattolo
Origano siciliano
Peperoncino
Manzo macinato al momento dal macellaio di fiducia
Lonzino
Pane raffermo
Latte intero
Salvia fresca
Pangrattato fatto in casa, possibilmente dai Suoceri
Sale integrale
Olio extravergine di oliva per la teglia
Burro della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore
Zucchero


Omogeneizzare la carne trita nel mixer, indi mescolarla con il pane ammorbidito nel latte e tritato nel mixer da cucina, triturare nel mixer anche qualche fetta di lonzino per insaporire, unire al composto e salare poco. Creare delle palline di circa 1,5 cm o 2 cm di diametro con le mani perfettamente pulite o con i guanti monouso perfettamente puliti, passarle nel pangrattato, ungere la teglia con l’olio, porvi le polpettine, quindi guarnire con fiocchi di burro, e foglioline di salvia lavate. Infornare in forno ben caldo a 190°C o 210°C per il tempo necessario alla cottura. Lessare i fagioli in abbondante acqua salata con semi di finocchio, ginepro, salvia, timo, dopo averli fatti rinvenire a bagno per una notte intera. Preparare un sugo leggero e veloce con olio, pomodoro, sale, un pizzico di zucchero, origano, peperoncino, aggiungervi dunque i fagioli con un po’ di acqua di cottura, dunque aggiungere le polpette cotte in forno. E far ammorbidire e insaporire il giusto a fuoco medio basso. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Polpette di manzo e lonzino al forno

Polpette di manzo e lonzino al forno

In politica, la differenza tra un Paese forte e un Paese debole si legge anche nelle reazioni più o meno violente che ha quella determinata nazione di fronte a tragedie, quali possono essere causate da un violento sisma, o attacchi terroristici. Una nazione forte di fronte ad una tragedia reagisce con concretezza, preoccupandosi in primis della cittadinanza, di mettere al sicuro la popolazione e i propri mezzi di sostentamento, si unisce intorno a chi è colpito dalla tragedia e lo Stato dimostra la propria forza risolvendo i problemi concretamente, senza dar spago alla corruzione, o comunque facendo in modo che essa non si interponga tra lo Stato e la sicurezza della cittadinanza. In casi di terrorismo una nazione forte, solida, stabile si vede nella capacità di reagire affermando i principi di libertà, coesione, unione, pace, rispondendo alla violenza con fermezza e con ancor maggior fermezza facendo in modo che la leadership venga affermata tramite la capacità di far ragionare, di unire, di creare coesione sociale e non divisioni, di non sfilacciare la libertà faticosamente e quotidianamente costruita.
Questa ricetta è ispirata a chi è convinto che la pace sia una possibilità concreta di vivere civilmente e che, così facendo, dimostra al mondo intero di essere forte, invincibile.

Manzo macinato al momento dal macellaio di fiducia
Lonzino
Pane raffermo
Latte intero
Salvia fresca
Pangrattato fatto in casa, possibilmente dai Suoceri
Sale integrale
Olio extravergine di oliva per la teglia
Burro della Latteria Sociale di Beduzzo Inferiore


Omogeneizzare la carne trita nel mixer, indi mescolarla con il pane ammorbidito nel latte e tritato nel mixer da cucina, triturare nel mixer anche qualche fetta di lonzino per insaporire, unire al composto e salare poco. Creare delle palline di circa 1,5 cm o 2 cm di diametro con le mani perfettamente pulite o con i guanti monouso perfettamente puliti, passarle nel pangrattato, ungere la teglia con l’olio, porvi le polpettine, quindi guarnire con fiocchi di burro, e foglioline di salvia lavate. Infornare in forno ben caldo a 190°C o 210°C per il tempo necessario alla cottura. 

martedì 31 gennaio 2017

Filoncino al forno con lonzino, mozzarella e funghi


Filoncino al forno con lonzino, mozzarella e funghi

L’inverno è una strana stagione, il freddo sembra volersi attaccare alle ossa e penetrare nella pelle, tonificando anche il corpo e d’improvviso le giornate cominciano ad allungarsi, l’oppressione della nostra stella si riduce e la Natura riprende quella vita che aveva covato nei momenti più bui e più gelidi, in cui pareva che tutto dovesse aver fine quasi all’improvviso. Appena si comincia a percepire quel po’ di tepore che prelude alla primavera si notano i germogli e le piccole gemme che gareggiano quasi per chi fiorirà prima. Tutto ciò che pareva ormai spento nasce, si esprime nella forma che più evoca nella fantasia umana il senso della vita, della gioia, della felicità e della freschezza.
Questa ricetta è ispirata ai momenti bui in cui sembra che tutto sia oscuro e poi, d’improvviso, tutto ricomincia, e la vita stessa sembra rinascere.

Filone di pane sciapo non troppo largo e possibilmente anche non troppo alto
Mozzarella in abbondanza
Funghi champignon
Sale integrale
Olio extravergine di oliva
Lonzino in abbondanza
Burro per la teglia


Lavare accuratamente i funghi e tagliarli a fette grossolane. Far scaldare l’olio in una padella, versarvi i funghi, salare e far cuocere. Nel frattempo accendere il forno a circa 200°C o 220°C, tagliare il filone per lungo, eventualmente togliendo un po’ di mollica, e scaldarlo sulla griglia elettrica oppure su quella in ghisa o in acciaio da fornello. Quando i funghi saranno cotti, disporli sul pane, quindi coprire con ampie fette di mozzarella e dunque con abbondante lonzino. Porre nella teglia imburrata e infornare in forno ben caldo, a fine cottura, passare col grill così da far diventare croccante, il giusto, non eccessivamente, il lonzino. Mangiare ben caldo. 

lunedì 30 gennaio 2017

Panino con hamburger e crauti, ricetta di Claudio

Panino con hamburger e crauti, ricetta di Claudio

I grandi progetti architettonici e ingegneristici potrebbero avere un roseo futuro se venissero delocalizzati e riorganizzati su base locale, andando a mettere a frutto le competenze e le conoscenze pratiche delle maestranze locali con il coordinamento anche di architetti e ingegneri che potrebbero interessarsi e commissionare o attivare commissioni di ricerca e studio su territori con problematiche similari, quali ad esempio il terreno argilloso, l’alto rischio sismico, siccità o alluvioni, smottamenti del terreno, vicinanze a vulcani o altri fattori di pericolosità ambientale e civile.
Se le maestranze locali potrebbero avere notevoli conoscenze su specificità che sfuggirebbero a studi ampi e opere su vasta scala, le stesse potrebbero non possedere le necessarie competenze scientifiche, i necessari macchinari e sistemi di ricerca per affrontare criticamente e risolvere questioni di grandissima rilevanza civile e geografica.
In Sicilia, ad esempio, spesso gli approvvigionamenti di acqua non sono sufficienti. Un approfondito e dettagliato studio idrogeologico potrebbe aiutare ingegneri ed esperti di tecnologie ambientali ed ecologiche a sviluppare prototipi ed innovativi sistemi per recuperare le acque durante le stagioni piovose per poterle convogliare durante quelle più calde, facendo affidamento sulla storia edile e agricola locale, sulle competenze del territorio che sono peculiari di quella meravigliosa isola.
L’Italia Centrale e Appenninica è certamente un’altra zona che potrebbe beneficiare non poco di ricerche di alto livello ben coordinate e soprattutto stimolate da personalità in grado di sviluppare progettualità che possano essere ascoltate a livello nazionale e possibilmente internazionale e soprattutto attirare investimenti di notevole entità tali da poter convogliare poi nei territori i necessari fondi per poter unire l’esperienza e le conoscenze specifiche delle maestranze locali alle tecnologie più innovative e pertanto rispettose delle specificità locali. Qualcosa, a ben guardare, che può essere sviluppato senza troppe difficoltà soltanto in Italia, Paese con una straordinaria biodiversità e con interessantissime caratteristiche che si intrecciano a formare un unicum composito di differenze. Le soluzioni trovate in Italia non andando ad imporre strutture incompatibili con la natura stessa dell’ambiente e delle tradizioni, bensì contando e appoggiando sulle peculiarità locali proprio per sviluppare progettualità reticolari e potenzialmente infinite, potrebbero dunque essere, riadattandole alle specificità locali, il punto di partenza per una nuova forma di economia e di creazione e gestione delle cosiddette grandi opere. In altre parole, l’Italia potrebbe divenire, proprio andando a valorizzare e non mortificare le innumerevoli diversità che ne caratterizzano il territorio, una nazione cui fare riferimento senza ombra di dubbio per la progettazione e realizzazione di grandi opere su scala potenzialmente infinita e perfettamente compatibili con l’ambiente e le esigenze locali in una enorme rete di interconnessioni sapientemente tessuta da abilissime mani, intelletti ed economisti.
Questa ricetta, di facile realizzazione, è ispirata alla genialità che sottende alla cooperazione costruttiva nella progettazione e realizzazione di grandi opere compatibili con ambiente, culture, territorio, società civile e foriere di sviluppo sostenibile.



Hamburger di manzo macinato al momento dal macellaio di fiducia
Sale integrale
Ketchup
Crauti bavaresi
Semi di finocchio
Pan bauletto ai cereali


Cospargere una bistecchiera o una padella con fondo in pietra con il sale. Farla scaldare bene quindi porvi l’hamburger, condire con i semi di finocchio e girare un paio di volte. Nel frattempo scaldare il pane, mettere il ketchup sulle due fette, aggiungere l’hamburger, quindi i crauti scaldati nella padella o sulla piastra.