giovedì 11 maggio 2017

Pizza con ciliegie e Castelmagno


Pizza con ciliegie e Castelmagno

Il Giro d’Italia, giunto alla centesima edizione, è, o potrebbe essere, un interessantissimo modo per (ri)scoprire e promuovere le meravigliose bellezze turistiche italiane. Il percorso della gara ciclistica nostrana per ottenere l’agognata maglia rosa è sicuramente appassionante per chi ama lo sport in generale e le due ruote in particolare ma è anche, per la maggior parte delle persone, un modo per vedere, scoprire e conoscere tesori e splendori del BelPaese, un’occasione importante per creare quel turismo responsabile alla base dello sviluppo sostenibile tanto avocato dalle Nazioni Unite e dalle sue Agenzie specializzate, quali l’UNESCO per la cultura e l’Organizzazione Mondiale del Turismo.
Questa ricetta è ispirata alle contraddizioni che rendono unico il paesaggio italiano, tra la dolcezza delle colline e delle campagne all’asperità dolomitica fino agli scenari marittimi di infinita beltà.

Acqua
Lievito di birra, se secco anche due cucchiaini di zucchero
Farina
Ciliegie fresche
Castelmagno
Mozzarella


Impastare la farina con il lievito sciolto in acqua, coprire, far lievitare a lungo. Lavare per bene le ciliegie, privarle del nocciolo, asciugarle con la carta assorbente o con un tovagliolo di carta ricordando che il succo di tale frutto macchia. Stendere la sfoglia, porla su carta forno, condire con mozzarella e ciliegie. Infornare in forno ben caldo a 200°C o 220°C per il tempo di cottura, quindi aggiungere appena la pizza è uscita dal forno, scagliette di Castelmagno. 

mercoledì 10 maggio 2017

Frittelle con ciliegie fresche

Frittelle con ciliegie fresche

“Non è debolezza, la gentilezza, è fortezza”. Con queste parole Papa Francesco I Bergoglio ha chiarito un concetto fondamentale dell’importanza del rispetto nei rapporti umani e sociali, pronunciando una frase profondamente cristiana nel senso più proprio. L’idea di un nuovo umanesimo in cui far emergere la bellezza di sentirsi liberi di essere gentili gli uni con gli altri, di dare e ricevere, di sentire parole gradevoli ed essere considerati e trattati anche dalla società stessa in modo gradevole è tanto ovvia quanto rivoluzionaria. Spesso, infatti, sono proprio le ovvietà ad essere dirompenti realtà che sconvolgono completamente lo status quo. Di fronte ad una televisione sempre più imbarbarita, a rapporti di lavoro in cui i diritti sembrano spesso chimere, a classi di politicanti inetti e incapaci, un richiamo all’essenza stessa del vivere insieme è più che importante.
Gli esseri umani si sono organizzati in forme sociali sempre cangianti in base alle esigenze individuali e collettive perché stare insieme è più bello, festeggiare i momenti fondamentali, poter avere fiducia in sé stessi e negli altri, sentirsi partecipi è qualcosa di profondamente gradevole. Se diventa sgradevole, insostenibile, brutto, degradante e umiliante vuol dire che la società, nelle sue forme organizzative, non funziona e se non funziona si cambia.
L’appello alla gentilezza e la decisa applicazione della tenerezza alla vita sociale e individuale è qualcosa che accomuna i due politici al momento forse più interessanti del Pianeta: Papa Francesco e Justin Trudeau, Primo Ministro del Canada profondamente liberale e libertario nonché estremamente lungimirante, forse ancor più di suo padre, Pierre Trudeau, la cui progressiva evoluzione liberale e pacifica tramite l’implementazione del Multiculturalism Act è, a quarant’anni di distanza, considerabile quale l’unica vera rivoluzione del secolo scorso insieme all’istituzione dell’Unione europea.
Questa ricetta è ispirata alla forza di uno sguardo che incoraggia e infonde amore profondo.

Uova
Farina
Latte
Ciliegie fresche
Lievito per dolci
Zucchero semolato
Olio per frittura


Impastare farina, uova, latte, lievito fino a creare una pastella densa ma non troppo soda. Lasciar riposare per qualche minuto. Far scaldare abbondante olio da frittura in una casseruolina. Lavare per bene le ciliegie, privarle del nocciolo, asciugarle con la carta assorbente o con un tovagliolo di carta ricordando che il succo di tale frutto macchia, porle nell’impasto, girare. Quando l’olio è ben caldo, si può fare un esperimento immergendovi una piccolissima porzione di impasto, se viene a galla vuol dire che è caldo, versare alcune cucchiaiate di impasto nell’olio, in base alla grandezza della pentolina, considerando che una frittella è circa un cucchiaio raso di impasto, friggerle lasciandole libere di muoversi, quindi girarle e poi scolarle, utilizzando una schiumarola o altro utensile simile, in un’insalatiera, cospargere abbondantemente di zucchero semolato, girare bene così da far attaccare lo zucchero alla frittella. Servire calde. 


martedì 9 maggio 2017

Pizza con fiori di borragine e parmigiano

Pizza con fiori di borragine e parmigiano

Una bella passeggiata in un parco, la vita in provincia coi suoi ritmi più naturali, più logici e sani, meno frenetici possono portare ad aver voglia di sperimentare tradizionali sapori in cui unire la forza di sapori decisi alla delicata bellezza di fiori edibili, facendo ovviamente ben attenzione a non rimanere intossicati da essi. La borragine è spesso utilizzata in frittelle o pizze, pure se pare sia velenosa cruda e si trova in molte preparazioni tradizionali.
Questa ricetta è ispirata al lento scorrere delle stagioni.

Acqua
Lievito di birra, se secco anche due cucchiaini di zucchero
Farina
Fiori di borragine freschi raccolti in un luogo non trafficato
Parmigiano reggiano della Latteria sociale di Beduzzo inferiore
Mozzarella
Olio extra vergine di oliva


Impastare la farina con il lievito sciolto in acqua, coprire, far lievitare a lungo. Lavare accuratamente i fiori di borragine, accertandosi se vi siano intolleranze alimentari tali da rendere indigesta l’ingestione. Stendere la prima sfoglia, porla su carta forno, farcire con petali di parmigiano, mozzarella e qualche rado fiore di borragine ben lavato e asciugato, stendere un’altra sfoglia, coprire, praticare piccoli taglietti con il coltello o la forchetta, spennellare con l’olio. Infornare in forno ben caldo a 200°C o 220°C per il tempo di cottura. 


lunedì 8 maggio 2017

Focaccia con prosciutto crudo e zucchine

Focaccia con prosciutto crudo e zucchine

La semplicità a volte è frutto di una ricercatezza particolareggiatissima e spesso si ottiene, nella moda, in cucina o nella vita quotidiana, con dettagli che richiedono molto lavoro e soprattutto tante capacità. Talvolta, maggiore è la semplicità apparente maggiore è la difficoltà nell’acquisire le capacità per ottenerla. Leonardo Sciascia ha sempre avuto una straordinaria abilità nello scrivere storie e frasi di una semplicità straordinaria, veri e propri condensati di pura saggezza, di una notevole cultura e di una capacità di osservazione e narrazione decisamente fuori dalla norma. I suoi libri sono rarissimamente lunghi eppure non costituiscono certamente letture ‘leggere’, di svago. Piuttosto rappresentano la summa di secoli di affabulazione e di silenzi nella splendida e tormentata terra di Sicilia. Forse avrebbe saputo commentare il risultato delle elezioni francesi con un’alzata di sopracciglio e una semplicissima frase in cui palesare tutta la complessità di giochi, equilibri e interessi che tanto fanno pensare alla scena iniziale della splendida coreografia Il Tavolo Verde di Kurt Joos.

Questa ricetta è ispirata all’eleganza, una questione di stile.

Acqua
Lievito di birra, se secco anche due cucchiaini di zucchero
Farina
Prosciutto crudo gambuccio dal macellaio di fiducia
Zucchine romanesche
Olio extravergine di oliva
Sale grosso di rocca
Rosmarino fresco


Impastare la farina con il lievito sciolto in acqua, coprire, far lievitare a lungo. Lavare le zucchine, affettarle per il lato lungo, salarle, grigliarle, condirle con olio. Stendere la sfoglia per la focaccia non troppo sottile, porla in una teglia oliata, condire con olio, sale grosso e rosmarino fresco, con le dita spingere fino a creare degli avvallamenti nell’impasto. Infornare in forno ben caldo a 200°C o 220°C per il tempo di cottura, quindi farcire con prosciutto e zucchine grigliate. 

domenica 7 maggio 2017

Pici senesi con crema ai funghi porcini

Pici senesi con crema ai funghi porcini

Domenica e festivi sono giornate importanti per recuperare le forze e le energie, per ritrovare e ritrovarsi insieme agli altri, con la propria famiglia o con sé stessi. Ovviamente chi lavora nel turismo ha gli orari della settimana un po’ diversi, essendo quelle festive le giornate generalmente più affollate e di più intenso lavoro, comunque il riposo è necessario anche allo sviluppo di un’economia sostenibile e solida.
L’Italia è piena di località che non conoscono la parola riposo durante le stagioni turistiche e che invece possono godere di maggiore rilassamento durante quelli che sono per gli altri i mesi di più frenetica attività pertanto pensare di imporre dall’alto o per legge rigidi turni di chiusura delle attività turistiche e/o commerciali non ha molto senso. Sarebbe ovvio pensare che ognuno dovrebbe saper gestire i propri ritmi lavorativi senza troppe difficoltà, in base alle esigenze reali del luogo e dell’attività in questione. Fintanto che si parla di piccole botteghe a gestione familiare la questione non sussiste o non dovrebbe sussistere, i problemi sorgono con attività più grandi che prevedono contratti di lavoro con orari, retribuzioni, festività, malattia, maternità e mansioni definite nero su bianco o con tutte le persone che lavorano stagionalmente nel settore turistico o agricolo.
Se è vera l’equazione olandese per cui maggiori diritti sociali e lavorativi, maggiore tempo libero e disponibilità pecuniaria significano prosperità, solidità e stabilità economica nonché pace sociale bisognerebbe forse cercare di capire cosa funziona veramente nei Paesi Bassi e cosa può essere applicato profittevolmente in Italia, usando quello che sovente manca alla classe politica nostrana: il buon senso.
È più che evidente che il diritto del lavoro deve essere adattato alle effettive esigenze contemporanee, senza rinunciare alle tante e faticose conquiste, ma è più che palese che non vi è alcuna formazione politica o sindacale italiana attualmente in grado di proporre alternative costruttive allo status quo.
L’economia è cambiata, il lavoro, le esigenze sociali, le aspirazioni e il concetto stesso di diritto si sono radicalmente modificati, non necessariamente in meglio. Pertanto è importante ridefinire e re-immaginare le idee del diritto del lavoro in questo momento storico di assestamento dopo due rivoluzioni tecnologica, la diffusione di internet e il relativo stravolgimento dell’economia, e politica, la caduta del Muro di Berlino e l’unificazione europea, relativamente pacifiche e al contempo dirompenti.
Questa rapidissima ricetta, che utilizza elementi pronti e prodotti artigianali di altissima, è ispirata alla necessità di combinare le nuove esigenze lavorative e sindacali tra velocità e lentezza.

Crema ai funghi porcini Giovanni Rana
Pici senesi freschi Sapori e dintorni
Acqua
Sale
Parmigiano reggiano della Latteria sociale di Beduzzo inferiore


Far bollire l’acqua, salare, aggiungere i pici. A parte scaldare la crema pronta, aggiungendo parmigiano grattugiato, scolare e condire. 

sabato 6 maggio 2017

Spezzatino bianco semplice

Spezzatino bianco semplice

Il sei maggio 1889 a Parigi viene solennemente inaugurato uno tra i più contestati e discussi monumenti dell’era moderna, la Torre Eiffel, simbolo contemporaneo della Francia al passo coi tempi, tecnologicamente avanguardista e spettacolarmente raffinata.
L’alta costruzione metallica ebbe alterne vicende, i costi lievitarono enormemente in corso d’opera, i fondi governativi vennero ridotti notevolissimamente rispetto all’idea iniziale, Eiffel fu costretto a spostarla da una grande piazza d’armi alle fragili rive della Senna, cosa che ovviamente causò un ulteriore aumento di costi e materiali, dovette trovare soldi e finanziatori e ottenne che la torre inizialmente immaginata quale apertura trionfale della Grande Esposizione Universale che si tenne dal 6 maggio, appunto, al 31 ottobre del 1889 ovvero esattamente un secolo dopo la Presa della Bastiglia, a Campo di Marte, non lontano dalle rive della Senna.
Il mondo era cambiato con una rapidità straordinaria, si era passati dalle parrucche imbellettate ai cappelli a cilindro, le rivoluzioni industriali avevano completamente cambiato città, economie, società, governi.
I metodi di produzione, il lavoro, le condizioni di vita, tutto era cambiato o era in rapidissimo cambiamento. Molte battaglie civili e politiche dovevano essere portate avanti e molti progressi si ottennero anche in campo sociale. Con le tecnologie si andò creando il moderno concetto di Stato, di Cittadinanza, di partecipazione democratica, qualcosa di assolutamente impensabile fino a pochi decenni prima e che avrebbe impiegato non poco per riuscire ad affermarsi.
Dazi, gabelle e confini rallentavano il progresso tecnologico e politico del Vecchio Continente mentre nel Nuovo si combatteva a colpi di rivoltelle e concessioni edilizie, lo Stato di Diritto era un’idea ma molto utopistica per l’epoca.
Oggi immaginare un’Europa divisa internamente da confini e dogane, pensare al trasporto merci senza treni, pesanti navi, tir e aerei fa quasi ridere eppure ci sono molte similitudini tra i cambiamenti occorsi a cavallo tra XIX e XX secolo e quelli che hanno modificato radicalmente e completamente trasformato le modalità produttive e lavorative.
Il Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau, ha individuato nelle evidenti modificazioni delle forme di lavoro l’opportunità per creare nuove competenze e innovative idee di benessere sociale ed economico. Sarebbe bello che i leader mondiali avessero tale lungimiranza, certamente l’Unione europea, fondata sul principio stesso della società aperta, libera, democratica, è una forma di unione tra Paesi che potrebbe fornire delle risposte adeguate alle continue trasformazioni degli universi lavorativi in continua evoluzione.
Fondamentale è l’idea della formazione continua e della fiducia nella capacità della cittadinanza di trovare nuove strade, nuove modalità di azione. Le società contemporanee, libere e aperte hanno la capacità di mettere la cittadinanza nelle condizioni di poter accedere agli strumenti formativi, importantissimo a questo punto è la ridefinizione di ciò che è il diritto del lavoro e i diritti di lavoratrici e lavoratori. L’UE può essere un ottimo punto di partenza per ridefinire il diritto del lavoro a livello sovranazionale perché è più che evidente che oggidì il diritto è internazionale e non soltanto nazionale e locale.
Papa Francesco I Bergoglio ha parlato in più occasioni di Nuovo Umanesimo, di porre nuovamente l’essere umano con le sue complessità al centro dell’evoluzione sociale e forse è proprio questa la chiave di volta dell’evoluzione progressista e non devoluzionista del diritto del lavoro.
Questa ricetta è ispirata alle nuove opportunità di libertà create dallo sviluppo tecnologico e da società aperte.

Spezzatino di vitellone acquistato dal macellaio di fiducia
Sale di rocca
Tintura imperiale dell’Abbazia di Casamari
Acqua
Semi di finocchio selvatico
Maggiorana
Bacche di ginepro
Birra

Mettere lo spezzatino nella pentola a temperatura ambiente avendo cura di togliere eventuali nervetti e pezzetti di grasso in eccesso. Far cuocere a fuoco vivace ma non troppo, girando qualche volta, quando avrà esaurito tutto il liquido naturale, aggiungere i semi di finocchio, la maggiorana, le bacche di ginepro, dunque sfumare con neanche mezzo bicchierino di tintura imperiale in un bel bicchiere d’acqua, salare. Coprire, abbassare la fiamma, far cuocere, girando di quando in quando, finché avrà assorbito il liquido, quindi alzare la fiamma, sfumare con la birra, riabbassare la fiamma, coprire e far cuocere, girando quando necessario, finché avrà assorbito il liquido, quindi aggiungere acqua, girare, coprire, far cuocere a fuoco basso fino a che la carne sarà sfilacciata al punto giusto. Aggiungere, una ventina di minuti prima di spegnere il fuoco, quindi quando c’è ancora sufficiente liquido oppure aggiungendo acqua prima di mettere le verdure, a piacere patate sbucciate, lavate, tagliate a dadotti e salate, carciofi mondati, ben lavati, privati delle foglie dure e del pelo, tagliati a spicchi o listerelle, oppure fave fresche sgranate e sbucciate o asparagi puliti, privati della parte dura, lavati e tagliati a fettine lasciando intatte le punte.

venerdì 5 maggio 2017

Minestra di maggio

Minestra di maggio

Il cinque maggio è l’ode che Manzoni scrisse quando venne a sapere della morte di Napoleone a Sant’Elena. L’incipit è tra i più potenti della letteratura di tutti i tempi e crea un nuovo modo di scrivere mettendo in luce che vi sono personaggi che sanno essere sintesi di un’Epoca, mazzinianamente parlando, come Napoleone e altri, come Manzoni, che sanno essere sintesi delle Epoche e contestualmente progressione dell’Umanità.
Questa ricetta è ispirata alla genialità creativa e artistica di alcuni artisti e persone il cui pensiero e le cui opere sono importanti per il progresso stesso.

Fave fresche
Erba cipollina
Patate novelle
Carote
Semi di finocchio
Sedano
Asparagi freschi
Funghi champignon
Timo fresco
Acqua
Sale
A piacere pane, crostini, olio extravergine di oliva, petali di parmigiano reggiano della Latteria sociale di Beduzzo inferiore, pastina, stracchino.

Sbucciare le patate e le carote, sgranare e sbucciare le fave, togliere la parte dura dagli asparagi, lavare tutte le verdure e tagliarle in pezzetti non troppo piccoli ma neanche grandi, adatti per stare comodamente nel cucchiaio. Porre tutti gli ingredienti in una pentola, coprire con abbondante acqua, salare, far bollire e dunque abbassare la fiamma. Lasciar cuocere abbastanza a lungo. Servire, a piacere, con un filo di olio a crudo, parmigiano a petali e/o grattugiato, stracchino, pane fresco o tostato oppure crostini di pane o pastina da lessare a parte.