domenica 30 giugno 2019

Frollini con marmellata di cipolle


Frollini con marmellata di cipolle

Camogli è un ameno borgo sulla costa ligure, noto per aver dato i natali ai migliori marinai che abbiano mai solcato i mari navigati dalla Repubblica Marinara di Genova. Erano talmente bravi che avevano diritto, per contratto, al mugugno, dunque potevano criticare i loro superiori e l’operato di chi governava l’imbarcazione. Gli altri non godevano di tale facoltà in quanto non avevano esperienza sufficiente né la necessaria preparazione per capire cosa fosse opportuno fare in una determinata situazione.
Questa ricetta è ispirata ai potatori esperti.

Marmellata di cipolle, possibilmente fatta in casa
180 gr di burro
200 gr. di zucchero
400 gr di farina, ½ tipo 00 e ½ tipo 2
2 uova
Zucchero a velo per la guarnizione finale

Impastare burro, zucchero, farina, uova, mettere l’impasto a riposare nel frigo, stendere la sfoglia, creare con uno stampino (che può essere anche un bicchiere) due tipi di dischetti del medesimo diametro, i primi debbono poi essere bucati al centro da uno stampo di dimensione più piccola e la parte interna dell’impasto rimpastata e ristesa. Su quelli interi mettere la marmellata di cipolle, non troppa, chiudere con i dischetti bucati, porre sulla griglia protetta dalla carta forno e infornare in forno caldo a circa 180°C per il tempo necessario alla cottura, se la sfoglia è abbastanza sottile, circa un centimetro, 10’. Far intiepidire e cospargere di zucchero a velo col passino.

sabato 29 giugno 2019

Panpizza con ginepro, salame corallina, curcuma, maraschino e rosmarino


Panpizza con ginepro, salame corallina, curcuma, maraschino e rosmarino

La memoria storica è fondamentale per comprendere l’attualità, l’oggi e il domani, quello che accadrà e ciò che potrebbe succedere nuovamente. Immaginare un’Italia senza radicali è possibile, certamente, ma poco costruttivo, poco divertente e interessante. I radicali, transnazionali e nostrani, hanno saputo leggere e vedere le storture di sistema, comprendere i limiti oltre i quali i politicanti italiani non avrebbero dovuto muoversi, non avrebbero potuto spostare il limite dell’azione politica e giudiziaria. È difficile immaginare un’Italia senza Stanzani, Pannella, Bordin e soprattutto è arduo ipotizzare libertà e giustizia nel Paese più bello e complesso del mondo. Appare quanto mai urgente, urgentissimo, ricreare e ricostituire una forza politica profondamente libertaria, liberale, radicale, repubblicana, garibaldina e mazziniana che possa far progredire l’Italia, indicando la via, protestando, criticando, rimbrottando e, talvolta, tirando le orecchie alla politica italiana. Sarebbe bello se potesse essere una forza di potere dominante ma la libertà e i libertari hanno poca simpatia per i poteri dominanti, per gli inciuci e le sottomissioni, preferiscono, di gran lunga, l’amore, l’armonia e la felicità, la possibilità di litigare e far pace, di ragionare e pensare. I libertari sono un po’ come quei marinai di Camogli, tanto abili da avere il diritto al mugugno, inviolabile sulle imbarcazioni, spesso salve grazie proprio alle critiche di chi conosce bene il mare e sa interpretare il vento.
Questa ricetta è ispirata alla libertà.

Bacche di ginepro, abbastanza, facendo attenzione agli aghetti
Salame corallina, abbastanza ma non troppo, tagliato a cubetti
Curcuma in polvere o, avendola, fresca, sbucciata e tritata, non troppa ma abbastanza
Maraschino, abbastanza
Rosmarino, non troppo
Burro, q.b.
Zucchero, poco
Sale, pochissimo
Uova, un paio
Latte, abbastanza
Farina 2
Per la pasta lievitata:
Farina 00
Farina 2
Lievito di birra
Acqua

Impastare le farine con il lievito di birra e l’acqua fino ad ottenere un impasto non troppo sodo, anzi piuttosto molliccio, coprire e far lievitare fino a che non fa le bollicine, almeno una notte e un giorno o un paio di giorni. Unire gli altri ingredienti, aggiustando di farina e di latte, dunque coprire, far lievitare almeno una notte, mettere in teglia e infornare in forno caldo a circa 190°C per il tempo necessario alla cottura.

venerdì 28 giugno 2019

Panpizza con olive nere, provola affumicata, birra e salvia


Panpizza con olive nere, provola affumicata, birra e salvia

Una voce autorevole, sarcastica, capace di comprendere e capire, di spiegare con le parole, i silenzi, le pause e i colpetti di tosse, un amico che tutte le mattine raccontava l’Italia, rinfrescava la memoria, agiva la storia.
Questa ricetta è ispirata ad un grande esperto di processi, politica, Italia: Massimo Bordin.

Olive nere denocciolate, abbondanti
Provola affumicata grattugiata julienne, abbastanza
Birra
Salvia, abbastanza, lavata e spezzettata a mano
Burro, q.b.
Uova
Farina 2
Per la pasta lievitata:
Farina 00
Farina 2
Lievito di birra
Acqua

Impastare le farine con il lievito di birra e l’acqua fino ad ottenere un impasto non troppo sodo, anzi piuttosto molliccio, coprire e far lievitare fino a che non fa le bollicine, almeno una notte e un giorno o un paio di giorni. In un recipiente unire gli ingredienti, aggiustare di farina e di birra, coprire e far lievitare per almeno una notte. Mettere in teglia e infornare in forno caldo a circa 190°C.


giovedì 27 giugno 2019

Panpizza al pesto


Panpizza al pesto

Le infrastrutture sono, o dovrebbero essere, considerate elementi fondamentali per la sicurezza interna del Paese ma da alcuni anni, caratterizzati fortunatamente da una relativa pace, tale concetto sembra essere sfuggito dalle menti, sicuramente eccelse anche se le persone normali potrebbero avere qualche difficoltà a scorgere tali vette di eccellenza, di politici e politicanti italiani.
Questa ricetta è ispirata alle tecnologie cinesi, francesi, statunitensi, arabe nelle infrastrutture italiane.


Pesto senz’aglio, abbastanza ma non troppo
Grana padano, abbastanza
Burro, q.b.
Farina 2
Per la pasta lievitata:
Farina 00
Farina 2
Lievito di birra
Acqua

Impastare le farine con il lievito di birra e l’acqua fino ad ottenere un impasto non troppo sodo, anzi piuttosto molliccio, coprire e far lievitare fino a che non fa le bollicine, almeno una notte e un giorno o un paio di giorni. In un recipiente impastare la pasta lievitata con gli altri ingredienti, coprire, far lievitare per almeno una notte o più, mettere in teglia e infornare in forno caldo a circa 190°C per il tempo necessario alla cottura.

mercoledì 26 giugno 2019

Panpizza con salame corallina, Grana padano e limoncello di Nonno Pietro


Panpizza con salame corallina, Grana padano e limoncello di Nonno Pietro

Viaggiare è un modo per studiare, apprendere e conoscere, è piuttosto stancante ma è anche molto importante per incamerare una serie di informazioni che, ad uno sguardo più abituato e avvezzo, risultano normali in quanto frutto di evoluzione progressiva.
Questa ricetta è ispirata ai tanti cambiamenti della lingua italiana.

Salame corallina, q.b.
Farina 2, q.b.
Uova, un paio
Grana padano, abbastanza
Limoncello di Nonno Pietro, poco
Burro, q.b.
Birra, q. b.
Noce moscata, abbastanza
Pepe bianco, non troppo
Zucchero semolato, poco
Sale iodato, poco
Fiocchi di scorza di limone non trattato
Per la pasta lievitata:
Farina 00
Farina 2
Lievito di birra
Acqua

Impastare le farine con il lievito di birra e l’acqua fino ad ottenere un impasto non troppo sodo, anzi piuttosto molliccio, coprire e far lievitare fino a che non fa le bollicine, almeno una notte e un giorno o un paio di giorni. Tagliare il salame a pezzettini, grattugiare il formaggio, porre tutti gli ingredienti in un recipiente, aggiustare di farina e di birra, coprire e far lievitare almeno una notte, possibilmente di più. Mettere in teglia e infornare in forno caldo a circa 190°C per il tempo necessario alla cottura.


martedì 25 giugno 2019

Panpizza con wurstel di pollo, birra e patate al forno


Panpizza con wurstel di pollo, birra e patate al forno

L’Italia è un Paese meraviglioso, frase che ripete chiunque ne abbia compreso, anche per caso, l’incredibile bellezza ma da anni è superata dalla Francia per numero di turisti che riesce ad attrarre sul suo territorio. Notre Dame, la cattedrale simbolo di Parigi recentemente entrata nelle cronache dell’ultima ora per il rogo che ne ha distrutto (fortunatamente soltanto) il tetto e poco più è visitata ogni anno da un numero di persone pari a circa il doppio di quelle che vanno a vedere la Basilica di San Pietro, tanto per rimanere in tema di chiese, o del Colosseo. Ora, che l’Anfiteatro Flavio possa non essere irresistibile per un cristiano potrebbe anche essere comprensibile ma che non lo sia la Santa Sede e il più importante luogo di culto cattolico nel mondo è davvero difficile da capire, tanto più che Parigi è una città piovosa, freddina, tutto sommato non particolarmente interessante da un punto di vista monumentale mentre Roma è un museo a cielo aperto, uno scrigno inesauribile di tesori, un po’ come la pentola magica della tradizione anglosassone, non finisce mai di produrre cibo per la mente, il cuore, gli occhi e anche il palato. In Francia il turismo, così come la cultura, il cinema e la tecnologia, è considerato un’industria, un settore importantissimo per l’economia nazionale e non qualcosa da lasciare alla buona volontà e all’aleatorietà del caso.
Questa ricetta è ispirata al turismo sostenibile.

Patate
Olio extravergine di oliva
Sale iodato
Timo
Burro
Uova
Wurstel di pollo
Birra
Farina 2
Per la pasta lievitata:
Farina 00
Farina 2
Lievito di birra
Acqua

Impastare le farine con il lievito di birra e l’acqua fino ad ottenere un impasto non troppo sodo, anzi piuttosto molliccio, coprire e far lievitare fino a che non fa le bollicine, almeno una notte e un giorno o un paio di giorni. Sbucciare le patate, lavarle, tagliarle a pezzi, cuocerle in forno con olio, sale, timo, farle intiepidire. Lessare i wurstel, farli intiepidire, dunque tagliarli a pezzettini. Porre un po’ di pasta lievitata insieme agli altri ingredienti, aggiungere farina 2 e birra fino ad ottenere un impasto morbido e sodo, coprire e far lievitare almeno una notte, possibilmente di più. Mettere in teglia, infornare in forno caldo a circa 190°C per il tempo necessario alla cottura.

lunedì 24 giugno 2019

Pastiera napoletana senza zucchero nella ricotta


Pastiera napoletana senza zucchero nella ricotta

Nel mezzo del cammin di nostra vita leggere la Commedia di Dante Alighieri è un ottimo esercizio mentale mentre iniziare a sentirla raccontare durante la primissima infanzia può stimolare l’apprendimento della lingua italiana e soprattutto della sua musicalità.
Questa ricetta è ispirata all’abitudine di leggere grandi classici della letteratura quale fiabe della buonanotte a neonati e divezzi.

Per la pasta:
300 grammi di farina
140 grammi di burro
152 grammi di zucchero
3 tuorli

Per il ripieno:
300 grammi di latte intero
560 grammi di grano cotto
20 grammi di burro
400 grammi di ricotta freschissima di pecora Ecofattorie Sabine
Scorze di limone non trattato
Scorze d’arancia candite
Scorze di cedro candite
Canditi di cedro e di arancia già tagliati
35 o 40 ml di acqua di fiori d'arancio
Cannella in polvere
2 uova + 2 tuorli

1 tuorlo per spennellare

Impastare su un piano di lavoro freddo lo zucchero, la farina e il burro, poi aggiungere i tuorli, fare un panetto quadrato e mettere in frigo per almeno un'ora ma possibilmente di più. A parte preparare il ripieno. Tagliare grossolanamente le scorze d’arancia lasciandone da parte alcune striscioline per guarnire. Far lessare il grano precotto nel latte con la scorza di limone e il burro fino ad ottenere una crema, lasciarla freddare, sbattere le uova con l'acqua di fiori d'arancio, aggiungere la ricotta, girare con una frusta a mano, aggiungere la crema di grano, le scorze candite, un pizzico di cannella, i canditi piccoli. Stendere la sfoglia lasciando da parte le fettucce per la guarnizione, mettere la carta forno sulla teglia a bordo non basso, almeno 5 o 6 centimetri, posizionarvi la sfoglia, riempirla con il ripieno, posizionare le strisce, spennellare, mettere in forno non troppo caldo a circa 160°C per il tempo necessario alla cottura, quindi togliere la torta dalla tortiera facendo attenzione a non romperla e metterla su una gratella, far intiepidire leggermente. C’è chi aggiunge, oltre all’acqua di fiori d’arancia, anche quella di millefiori.