martedì 17 gennaio 2017

Zuppa calda con patate, piselli e pomodoro

Zuppa calda con patate, piselli e pomodoro

L’inverno è una stagione necessaria, può piacere moltissimo, soprattutto se si è appassionati di sci, montagna e sport invernali oppure può essere un momento dell’anno in cui sembra che l’inclemenza climatica sia decisamente contraria ai bioritmi naturali di qualunque persona dotata di amore per la vita e la bellezza, nonché dotata di buon senso. Mettere d’accordo queste due estreme passioni, quella per l’estate e quella per l’inverno, è pressoché impossibile. Alcune persone che amano molto l’inverno talvolta amano anche l’estate, il contrario è più raro.
Una cosa, però, unisce gli appassionati di climi caldi e quelli che si emozionano sentendo lo scricchiolio della neve fresca: le zuppe.
La zuppa bollente scalda il corpo dall’interno e restituisce quel tepore tipico della bella stagione, fornendo una seppur illusoria sensazione di benessere e caldo, oppure, per gli invernofili, ritempra lo spirito e dà la giusta carica di energia prima di rituffarsi nell’aria pungente e tonificante della stagione fredda.
Questa ricetta, piuttosto proteica, delicata e nutriente è ispirata all’annosa diatriba tra chi ama il caldo e chi ama il freddo.

Cannolicchi La Molisana
Patate
Piselli surgelati
Sugo pronto dall’estate (pomodori dell’orto, olio extravergine, sale integrale, cipolla dell’orto, aglio rosso di Sulmona, un pizzico di zucchero, origano siciliano, basilico fresco, peperoncino) oppure passata di pomodoro, cipolla, olio extravergine di oliva
Acqua
Sale integrale
Peperoncino
Pepe nero


Sbucciare le patate e tagliarle a pezzetti, aggiungervi il sugo o la passata e gli altri ingredienti, l’acqua, i piselli surgelati, il sale. Far sobbollire a lungo, spolverare con pepe appena macinato, a fine cottura aggiungere i cannolicchi, cuocere il tempo necessario e servire ben caldo. 

lunedì 16 gennaio 2017

Pizza rustica patate e prosciutto

Pizza rustica patate e prosciutto

Politica e competenze sembrano due parole ovviamente compatibili eppure l’ovvietà non è poi tale quando ci si ritrova ad avere a che fare con una massa di ignoranti che si beano della propria ‘gnoranzità quasi facendone un vanto e un prerequisito per agire politicamente. Già pensare che una persona non abbia voglia di migliorare il proprio stile di vita e il proprio livello culturale dovrebbe aprioristicamente farla desistere da qualunque velleità politica: è evidente che l’interesse primario non è nella polis, nell’unione civica dei cittadini né tantomeno nell’evoluzione progressiva delle libertà individuali e collettive.
Fare politica con incompetenti è fondamentalmente impossibile, si può creare corruzione con gli incompetenti, inciuciare, fare tutto ciò che è fondamentalmente contrario alla politica e all’interesse della collettività ma decisamente non si può fare politica. La politica è in primis miglioramento e progressione individuale per ottenere miglioramenti e progressioni collettive. Il che non vuol dire, ovviamente, migliorare la salute del proprio conto in banca per ottenere un miglioramento del proprio stile di vita a discapito dell’interesse collettivo, bensì agire politicamente dunque onestamente e dando ascolto alle esigenze reali della cittadinanza nel suo complesso avendo chiarissime in mente le idee di libertà e le possibilità di espressione, anche legislativa, di tale tensione verso la libertà e il miglioramento.
Questa ricetta è ispirata alla bellezza della politica, quella in cui si discute e si agisce con passione e soprattutto con tanta competenza, umiltà e voglia di agire criticamente.

Patate
Pasta sfoglia
Sale integrale
Olio extravergine di oliva
Prosciutto crudo
Pecorino
Un goccetto di latte per ammorbidire le patate
Acqua
Uovo


Lessare le patate, sbucciarle, condirle con sale, olio pecorino e ammorbidirle con un po’ di latte. Aggiungere il prosciutto tagliato a pezzettini, porre il composto nella pasta sfoglia, spennellare i bordi con il rosso d’uovo, infornare in forno ben caldo a 180°C o 200°C per una ventina o trentina di minuti, o comunque fino a cottura. 

domenica 15 gennaio 2017

Pizza rustica pomodoro e mozzarella

Pizza rustica pomodoro e mozzarella

Si parla spesso di libertarismo, spesso in associazione al liberalismo e al liberismo. Effettivamente la radice fa pensare che vi siano molte affinità tra i tre concetti e forse quando sono stati teorizzati ciò era vero. In tempi remoti, quando in Europa c’erano dazi e dogane a poche decine di chilometri di distanza e le leggi imponevano tassazioni esorbitanti per il movimento di merci e persone richiedere azioni liberiste andava di pari passo con un aumento della libertà personale, individuale e collettiva. Quando fu inventato il battello a vapore esso fu considerato immediatamente poco efficace in quanto, nonostante tecnicamente fosse molto più veloce di altri mezzi di trasporto, erano talmente tante le fermate che doveva fare per percorrere un tratto di fiume che oggi sarebbe considerato minuscolo per il pagamento di dazi e gabelle da risultare decisamente più lento. Il progresso tecnologico e sociale aveva necessità di maggiore libertà, in qualunque sua forma ed espressione. La società è progredita, l’Europa è cambiata e l’economia si è globalizzata a quel punto le differenze tra le parole liberismo, libertarismo e liberalismo si è concretizzata nella sua forma più compiuta. Se liberalismo e libertarismo si sono allontanate spesso in modo estremo e comunque si sono sviluppate, come evoluzioni del pensiero, in forme ben distinte e separate pressoché ovunque, il liberalismo si è potuto sviluppare soltanto nei Paesi in cui è stato implementato. Il liberalismo è infatti la più progressiva tra queste parole e nel tempo ha cambiato radicalmente le sue caratteristiche fondamentali. Se le battaglie civili e sociali per il raggiungimento dell’equità nelle libertà che anima il libertario, e spesso anche in liberale e talvolta anche il liberista, sono sempre talmente numerose da non lasciare enormi margini di evoluzione progressiva del pensiero, sebbene ve ne siano e anche molto significativi, e il liberista ha sviluppato la propria progressione verso nuove forme di liberismo più o meno selvaggio, in cui lo Stato abbia più o meno influenza a seconda delle inclinazioni e declinazioni di tale dottrina economica, il liberale ha potuto progredire soltanto in quei Paesi in cui vi è stata l’implementazione di tale forma politica.
Spesso ci si chiede cosa siano i liberali in Europa o nel cosiddetto Occidente e c’è da constatare si è creato una specie di ‘liberal devide’ tra Paesi che hanno avuto una progressione evolutiva democratica, quali Olanda e Canada, e Paesi che hanno subito una devoluzione democratica, quali l’Italia o gli Stati Uniti, spesso legata a livelli di corruzione inaccettabili nonché a profonde mancanze di libertà. In altre parole, nei Paesi in cui il libertarismo ha avuto libertà di azione e si è in qualche forma e in qualche misura confrontato con le esigenze politiche reali di un mondo in evoluzione progressiva si è riusciti a creare le condizioni oggettive per l’implementazione del liberalismo, negli altri Paesi questo non è stato possibile.
Quasi tutte le Nazioni che hanno progressivamente implementato il liberalismo lo hanno fatto includendo di fatto teorie e pratiche socialiste e ambientaliste in cui l’economia era vista non tanto come oppressore bensì come valido alleato per ottenere maggiori libertà per la società intera e uno Stato più efficacemente democratico.
Questa ricetta, in cui si mescolano sapori americani ed europei, è ispirata alla necessità di progressione democratica liberale delle democrazie contemporanee.

Pomodori dell’orto in barattolo o pomodori freschi
Olio extravergine di oliva
Sale integrale
Origano siciliano
Mozzarella
Rosso d’uovo per spennellare
Pasta sfoglia
Pepe nero


Condire i pomodori con sale, olio e origano, sfilacciare la mozzarella, mischiare e porre il composto nella pasta sfoglia, coprire, spennellare con il rosso d’uovo, infornare in forno ben caldo a 180°C o 200°C per una ventina di minuti o una mezzoretta. 

sabato 14 gennaio 2017

Pizza rustica con ricotta e limone

Pizza rustica con ricotta e limone

La confusione tra liberismo e liberalismo è sempre stata piuttosto ingarbugliata, specialmente in Italia, dove il liberalismo non ha avuto modo di svilupparsi dopo la Liberazione, un po’ per diffidenza nei confronti di chi si era arroccato sull’Aventino e aveva lasciato mano libera al fascismo, un po’ perché la Resistenza italiana si è sviluppata su altre basi. Le persone con idee liberali in molti casi non hanno visto la realizzazione pratica di ciò che ritenevano giusto, ad esempio l’Europa Unita, per cause più o meno naturali e il liberalismo di fatto nel BelPaese è sempre rimasto un magma nebuloso indistricabile, una coperta corta e sbrindellata stiracchiata di qua e di là o usata quale spauracchio per spaventare le masse proletarie e la piccola e media borghesia oppure quale forma di giustificazione per alleanze improbabili tra personaggi politici di schieramenti differenti. In altri Paesi il liberalismo si è invece sviluppato, nelle teorie e nelle pratiche, alcune molto interessanti, altre meno. Tra le nazioni che meglio hanno sviluppato tale concetto vi è sicuramente il Canada, il cui partito liberale è attualmente quello di maggioranza e comunque ha costituito nella storia una tra le due più importanti coalizioni politiche.
Liberale, in Canada, è chi pensa che ‘lo Stato non entra nella camera da letto della Nazione’ ma fa di tutto affinché non vi siano discriminazioni, chi pensa che l’istruzione e la sanità debbano ovviamente essere pubbliche e funzionanti, che lo Stato abbia una parte rilevante nell’aiutare l’economia del Paese. Teorie e pratiche ben diverse da quelle conservatrici della fazione opposta che invece è apertamente liberista, seppur nei limiti dell’estremamente corretto politicamente della democrazia nordamericana.
In molti Paesi europei e nella stessa Unione il liberalismo e il liberismo sono nettamente separati e spesso antitetici, mentre non lo è affatto il liberalismo e il libertarismo, che presuppone un amore incondizionato per la e le libertà individuali e collettive realizzabile con un intervento costante e molto presente dello Stato.
Il punto è capirsi sul concetto di intervento dello Stato nelle attività della Nazione.
Il liberalismo, a braccetto col libertarismo e non col liberismo, prevede che lo Stato comprenda le esigenze reali della Nazione, ne prenda atto e agisca di conseguenza a tutela in primis delle minoranze ma soprattutto del funzionamento dello stesso. Non è immaginabile una tassazione senza trasparenza e investimenti oggettivamente rilevanti e necessari alla pacifica convivenza. Si presuppone, in altre parole, che lo Stato sia il primo alleato del cittadino, qualunque siano le sue idee, i suoi orientamenti, nella realizzazione delle proprie aspirazioni ovviamente atte al miglioramento personale e sociale, individuale e collettivo e che non ledano in alcun modo la libertà altrui né, soprattutto, i diritti umani fondamentali e lo Stato stesso.
Una popolazione istruita in cui le possibilità e le opportunità siano collegate alla effettiva capacità individuale di migliorarsi e progredire sono una manna dal cielo per la società, pensa e agisce il liberale, pertanto lo Stato dovrà agire affinché ciò sia possibile non soltanto sulla carta ma nella realtà, sia con leggi che impongano determinati comportamenti, quali ad esempio l’indicazione in più lingue delle istruzioni per obliterare un biglietto della metropolitana, sia con l’incentivazione di buone e necessarie pratiche, quali ad esempio gli asili nido nei posti di lavoro privati.
Il liberalismo è fondamentalmente un modo di agire la politica che implica la fiducia nel progresso sociale, un po’ come affermava e propugnava Mazzini. Tutto questo poco, molto poco ha a che fare col liberalismo, a meno che non si intenda questo concetto associato al primo, in quanto esiste un liberismo liberale, ossia una libertà di intrapresa e di impresa incoraggiata dallo Stato che non mette più di tanto il naso in certe faccende ma che fa sì che il più debole sia sempre tutelato e che la cittadinanza sia messa nelle condizioni atte a poter liberamente intraprendere attività economiche, eliminando lo sfruttamento quale base di rapporti economici non liberi e pertanto non liberali, non libertari e non liberisti.
Questa ricetta, semplice e delicata, è ispirata alla necessità del liberalismo in Italia.

Pasta sfoglia
Ricotta
Latte
Sale integrale
Scorza di limone non trattato grattugiata
Noce moscata
Sesamo
Rosso d’uovo per spennellare


Lavorare la ricotta con latte, sale, scorza di limone, noce moscata così da creare una crema spumosa altrimenti la ricotta si indurisce. Quindi porla all’intern°C o o della pasta sfoglia, richiudere i bordi, spennellare col rosso d’uovo e infornare in forno ben caldo 180°C o 200°C per una ventina di minuti o una mezzoretta. 

venerdì 13 gennaio 2017

Gricia

Gricia

La libertà è come la memoria, va esercitata.
Questa ricetta è ispirata alla necessità progressiva delle libertà.

Pancetta affumicata
Pepe nero
Pecorino (di Amatrice oppure romanesco mischiato con pecorino sabino)
Bucatini o mezze maniche rigate De Cecco
Sale integrale
Acqua
Vino bianco


In una padella antiaderente porre a freddo la pancetta, farla rosolare ben bene, sfumare con poco vino bianco e continuare a far rosolare fino a renderla croccante ma non bruciata. In un’insalatiera di coccio porre il pecorino grattugiato e una spolverata di pepe nero appena macinato. Lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla lasciando da parte l’acqua di cottura, aggiungere la pancetta ben calda al pecorino e girare bene, se è troppo asciutta aggiungere un cucchiaio di acqua di cottura della pasta. 

giovedì 12 gennaio 2017

Carbonara

Carbonara

Giuseppe Mazzini fu un Carbonaro, quindi si avvicinò alla Massoneria e poi fondò la sua Giovine Italia e Giovine Europa, sette segrete e illegali nel proprio Paese oppresso da invasori stranieri e stretto in una intollerabile morsa di mancanza di libertà. In altre parole non era certamente un moderato e oggi forse sarebbe considerato, come allora, un pericoloso facinoroso se non da mandare in esilio almeno da isolare. Perché? Ovviamente perché voleva che la sua Patria fosse unita, cosa che all’epoca significava praticamente far guerra a chi legalmente seppur illegittimamente occupava il suolo natio, scatenare una rivoluzione di popolo o comunque rovesciare senza mezzi termini il sistema di potere e di governo dell’epoca. I governi e i governanti non erano molto d’accordo con lui e con le persone che ne seguivano le idee, i suoi scritti erano vietati e possederne copia poteva essere motivo sufficiente per andare in galera senza mezzi termini e senza garanzie costituzionali, anche perché la Costituzione era ben lungi dall’essere scritta.
Immaginare quell’uomo emaciato, pallido, sempre di nero vestito in segno di lutto per la sua Patria disunita, parlare di disegno divino e di unione dell’Umanità intera e contestualmente capeggiare la più importante sollevazione popolare unitaria di cui si abbia memoria in Italia, Nazione che prima di allora semplicemente non esisteva e fondamentalmente non era mai esistita in quanto tale, è abbastanza difficile. C’era stato l’Impero Romano, un governo che da Roma aveva conquistato Europa e Mediterraneo ma l’Italia non era mai esistita, non esisteva e ancor oggi non esiste una vera e propria lingua nazionale popolare, parlata dal popolo, tanto che tale idioma è rimasto per secoli un mistero da burocrati o da eruditi fino almeno all’avvento della televisione e della trasmissione ‘Non è mai troppo tardi’ che, per l’appunto, insegnò l’italiano agli italiani. L’unica cosa che era evidentemente e certamente italiana era l’esercizio costante delle differenze, la straordinaria varietà di minutissime e sovente raffinatissime diversità. Esisteva inoltre un ‘sentimento di Patria’ e la sensazione di non essere governati da chi rappresentava il territorio bensì da stranieri, da oppressori. Su questo l’Italia è stata unificata e sulle parole di un visionario un po’ mistico, Carbonaro, esule e considerato dalla Massoneria un faro illuminante, le cui parole ancor oggi esprimono pienamente la bellezza emozionante e pura della libertà.
Questa ricetta, ‘tradizionale’, è ispirata alla bellezza di essere italiani, un po’ carbonari e con la voglia di libertà che si esprime nell’esercizio costante delle differenze.

Spaghetti De Cecco
Uova, uno per l’insalatiera e uno per persona
Pancetta affumicata o guanciale a preferenza
Acqua
Sale integrale
Pecorino romanesco


Sbattere le uova con il pecorino grattugiato quando si sta per scolare la pasta lessata in abbondante acqua salata. Aggiungere la pancetta ben rosolata in padella antiaderente e girare velocemente, spolverare con pepe macinato fresco a piacere. 

mercoledì 11 gennaio 2017

Cacio e pepe

Cacio e pepe

Il riscaldamento globale in giorni di inusuale freddo polare potrebbe sembrare un falso mito eppure è un problema concreto che sta seriamente condizionando i cambiamenti climatici e le condizioni di vita sulla Terra, con effetti difficili da calcolare e da immaginare senza prevedere scenari apocalittici. L’inquinamento, lo sfruttamento intensivo e altamente irrazionale delle risorse terrestri, l’incompatibilità tra i processi produttivi su larga scala e l’ambiente stanno creando danni forse irreparabili o comunque che potrebbero essere in qualche forma bloccati dalla futura ricerca scientifica ambientalista. Le speranze che le tantissime specie animali e vegetali recentemente estinte possano tornare a popolare il globo terrestre o che le grandi distese di verde amazzonico bruciate da avidi senza scrupoli possano tornare a verdeggiare, o che i laghi prosciugati possano tornare ai livelli di qualche anno fa sembra irreale. Forse non è così irreale pensare, immaginare un futuro in cui le tecnologie e le tecniche aiuteranno l’ambiente a ritrovare un suo equilibrio, ripuliranno fiumi e mari, ghiacciai e poli. Se esisteranno ancora poli, fiumi, ruscelli, laghi.
Una delle possibili azioni concrete che si possono compiere individualmente è sicuramente quella di acquistare cibi e beni prodotti localmente e nel pieno rispetto dell’ambiente, è un piccolo passo ma è comunque molto importante.
Questa ricetta è ispirata alla semplicità di gesti quotidiani per aiutare concretamente l’ambiente in cui viviamo e dare un segnale, anche forte di scelta consapevole: gli abitanti della Terra, nella loro stragrande maggioranza, preferiscono vivere in un Pianeta libero da inquinamento.

Rigatoni De Cecco
Pecorino romanesco
Pepe nero
Acqua
Sale


Lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla lasciando da parte l’acqua di cottura, porla in un’insalatiera in cui è stato precedentemente posto il pecorino grattugiato e abbondante pepe macinato fresco. Condire girando velocemente, se è proprio troppo secca aggiungere acqua di cottura, non eccessiva.